Granata Legalità Democratica: Nicola Morra si dimetta dalla Presidenza Antimafia

Nicola Morra

Caso Morra: Si dimetta dalla carica. Già Mauro Mellini, ex componente del CSM, nel mese di Gennaio 2018, aveva segnalato aveva segnalato la frequenza assidua del sen. Nicola Morra presso il Tribunale di Cosenza.

Inquietante e allarmante la conferenza dei deputati di Forza Italia. Già Mauro Mellini, ex componente del CSM, nel mese di Gennaio 2018, aveva segnalato la frequenza assidua del sen. Nicola Morra presso il Tribunale di Cosenza. Cosi scriveva Mellini “Non parliamo poi dei Palazzi di Giustizia, dove, a parte i magistrati e gli avvocati, tanta gente è costretta a recarsi fin troppo spesso ed inutilmente, senza che sia lecito e sensato lambiccarsi il cervello e cercare di lambiccare quello altrui sui motivi di tale frequenza. Questo perché a Cosenza, in Calabria, non c’è (spero che non ci sia) la legge siciliana anticorruzione che affida ai portieri la custodia oltre che dei beni materiali, anche della limpidezza dei rapporti tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni. Meno male. Perché altrimenti la frequenza assidua in giornate qualsiasi ed in occasioni speciali di un autorevole personaggio, impreziosito dal laticlavio, il sen. Nicola Morra nei locali del Palazzo di Giustizia, avrebbe dovuto essere oggetto di un circostanziato (si fa per dire) rapporto di uno o più portinai dei vari turni” . Il sen. Nicola Morra si dimetta dalla carica di Presidente della carica di Presidente della Commissione parlamentare Antimafia .

LA LEZIONE DEL PAPA E DEL RE DI NAPOLI di Mauro Mellini

Mauro Mellini

LA LEZIONE DEL PAPA E DEL RE DI NAPOLI

Qualche volta, di fronte al dilagare, oltre tutto pubblicizzato e “gonfiato” (se possibile) dalla stampa, siamo portati a domandarci se la corruzione, la disonestà nella vita pubblica e negli affari pubblici siano qualcosa che è nel DNA Italiano.
Non siamo razzisti, ma crediamo nelle tracce della storia, della religione anche e soprattutto, sulla morale pubblica.
Non vi è dubbio che l’intrigo delle “raccomandazioni”, delle “influenze”, su cui si regge tanta parte della vita pubblica e sociale del nostro Paese, sia speculare ad un assai complesso sistema di intercessioni, benedizioni, salvataggi, propri della religione cattolica e della sua pratica soprattutto nel Meridione d’Italia. Pregare questo o quel Santo, perché è “del posto”, è uno che con i miracoli ci sa fare (taumaturgo) perché “interceda” presso Gesù, e presso tutte e tre le espressioni della Trinità. Promettere donativi a questa o quella cappella, impegnarsi a far pellegrinaggi, far dire Messe etc. sono tutte espressioni di una religione che non è facilmente definibile come “monoteista” e crea mentalità tale e quale a quella su cui si fondano clientele politiche, raccomandazioni, corruzioni.
Questo è vero ancora oggi. Ma assai di più era evidente prima dell’Unità. Dove più forte era la corruzione? Il primato pare se lo contendesse lo Stato del Papa, in cui dal parroco al Segretario di Stato “mangiavano” a quattro ganasce, ed il Regno di Napoli, in cui i vari Re Borbone ritenevano dover chiedere a funzionari, giudici, Ufficiali dell’Esercito e della Marina di “non rubare troppo” ed in modo non troppo vistoso.
Con un certo ottimismo e di carità di Patria e per l’immagine di quel mondo che ci hanno trasmesso Uomini come Benedetto Croce, un certo miglioramento vi fu con l’Unità. In periodo fascista, che i “gerarchi” rubassero era convinzione diffusa non solo tra gli antifascisti.
Con la Repubblica si può dire che mettere da parte un po’ di denaro pubblico per far la lotta di classe o per sbarrare la strada al Comunismo fu norma quasi codificata. Le tangenti furono trattate con le Ambasciate. Basti pensare a quella colossale per l’acquisto delle navi “Liberty”, con la quale si diede vita al Partito Socialdemocratico di Saragat.
Se è vero (ed è vero) che l’avvento politico della Prima Repubblica fu disegnato ben prima del 18 aprile 1948 e delle altre successive elezioni, con gli stessi accordi di Yalta, è vero pure che da Yalta nasce il “diritto” dei partiti di spartirsi con il potere le “usuali” tangenti.
Ricordo nella mia infanzia (e forse anche più tardi) di aver letto certe targhette metalliche sulle porte negli Uffici Postali, nei Comuni etc. etc. “L’Uomo Civile non sputa in terra e non bestemmia”.
Non credo che sarebbe il caso porre targhette simili nelle migliaia di uffici pubblici (cresciuti nel frattempo come funghi) (ve lo immaginate: “L’uomo per bene non dà mazzette e non compra i pubblici Amministratori”!!!). Ma se si cercasse di portare il dibattito, invece che su assurde misure di incarico delatorio ai portieri perché segnalino persone dalla figura e dall’andatura di sospetti corruttori, sulla morale e sulla necessità pubblica di non arrendersi alla “necessità” della corruzione, credo che non sarebbe poi cosa sbagliata.
Forse riderete. L’amore del denaro dei “buoni” affari non si vince con le prediche.
D’accordo. Ma io, quando mi è capitato di sentire qualche palazzinaro vantarsi di “avere in mano”, con un po’ di soldi, quelli del Comune etc. etc. non ho mai mancato di fare la “faccia un po’ schifata”. E la parte del fesso, direte. D’accordo. Ma se vale a creare almeno un minimo di disagio sociale per corrotti e corruttori, non è che far la parte del fesso qualche volta sia un troppo gran sacrificio.

Mauro Mellini

L’AVVISO (CHE NON C’E’ DI) GARANZIA (E LA CONDANNA DI CHI SI CHIEDE CHE HA FATTO)

Maximiliano Granata e Mauro Mellini

L’AVVISO (CHE NON C’E’ DI) GARANZIA
(E LA CONDANNA DI CHI SI CHIEDE CHE HA FATTO)

Il caso del Sottosegretario Siri ci impone ancora una volta di riflettere su quel cumulo di ipocrisie e di falsità su cui si fonda nel nostro Paese la posizione dei cittadini di fronte alla giustizia ed alla legge e, soprattutto sulla perversione di ogni rapporto e di ogni equilibrio tra potere politico, potere giudiziario e potere mediatico.
“L’avviso di garanzia” variamente denominato e regolato negli anni, fu istituito, vigente ancora il Codice di procedura del 1930, con finalità, come si evince dalla denominazione che poi gli è stata data, di evitare che una persona potesse venire a sapere di essere stata oggetto di magari lunghe indagini giudiziarie e di subirne le conseguenze senza aver avuto neppure il sospetto di esserne stata oggetto.
Questa la scusante. In realtà, pur cambiato il Codice, affermata da tutte le parti la buona volontà di riconoscere e tutelare i diritti fondamentali del cittadino di fronte alle più pesanti esigenze di esercitare nei suoi confronti la giustizia, questo “avviso” o “comunicazione giudiziaria” non ha mai adempiuto all’esigenza di garantire chicchessia, o metterlo in condizioni di far meglio valere i suoi diritti, le sue ragioni e la “sua verità”.
Se “comunicazioni giudiziarie” o “avvisi di garanzia” hanno avuto ed hanno una reale funzione, essa è quella di proclamarne “l’apertura della caccia” nei confronti del cosiddetto (ipocritamente e sfacciatamente) garantito.
E’ un atto che pare, di fatto, non abbia altra funzione che quella di dare un minimo di concretezza (si fa per dire) alle “soffiate” più o meno flebili o potenti, “obiettive” (??) o maligne che dalle Procure e da quant’altri, avendo potere e funzione nelle indagini penali, sarebbero tenuti (nientemeno!!) al riserbo ed al segreto, dando al contempo ai giornali, giornaletti e giornaloni modo di riferire al pubblico qualcosa di più (facendolo quasi sempre diventare molto di più ancora) di un semplice “si dice”, anche quando “dirlo” non è né lecito né onesto.
La questione è divenuta di fondamentale importanza nei rapporti tra magistrati e politici, tra toghe e stampa.
Al “vantaggio”, che questo atto avrebbe dovuto e dovrebbe assicurare al soggetto cui è inviato, si sostituisce la condizione nascente da un vero e proprio “avviso di colpevolezza”.
Si dice di taluno (tanto più se è un “politico”) “raggiunto” (!!??) da un avviso di garanzia.
La condizione del libero cittadino (secondo il vigente “jus sputtanandi” cui questo incombente giudiziario è finalizzato) diventa una sorta di “status di precolpevolezza”, di mancanza di limpidezza della sua condotta, della sua coscienza, del suo modo di agire. “Indagato” è termine implicitamente spregiativo. Assurdamente più grave di “imputato”, che richiama una difesa, un difensore, un giudizio.
E’ un “quasi status” che, oltre tutto, sembra non finisca mai.
L’“imputato” può (se è fortunato) essere assolto.
L’“indagato”, sembra che lo rimandino “sine die”. E’ indagato? No? Beh…sarà un ex indagato.
Non c’è, del resto necessariamente un atto di “cessate indagini”. C’è il provvedimento di archiviazione. Che però, se l’avviso di garanzia è stato emesso nel corso ed in funzione di un’indagine complessa, può, di fatto mancare per quel singolo “indagato” benché non si arrivi ad una richiesta di rinvio a giudizio.
Quando poi l’oltranzismo nell’imbecillità di certi pseudo campioni dell’”onestà” politica impone, con grotteschi contratti o meno, di sanzionare lo “status” di indagato con la cacciata dalla funzione, dal seggio etc., si arriva all’assurdo per il quale può accadere che, accertato da parte del P.M. che non c’è un cavolo di prova o di indizio di colpevolezza dell’indagato, preferisca non chiudere la partita magari solo al fine di accettare, invece, se l’indagine abbia, per caso avuto origine da una denunzia addirittura calunniosa che esiga di procedere contro il calunniatore.
Allora può darsi che l’”indagato” (facciamo conto, che so, un Siri) sia cacciato dalle sue funzioni “non risultando” ancora riconosciuto estraneo ai fatti, mentre il procedimento va avanti solo per assicurargli giustizia contro i suoi calunniatori. Egli ne è oggetto delle peggiori conseguenze.
Qualcuno mi dirà che ciò non accadrà mai, è un indagato, non solo per un Di Maio e un Conte, non può che essere un condannato, un colpevole che “assolvere” non si usa più per chi è stato presentato al pubblico, tramite la stampa di Palazzo quale “indagato-colpevole”. Forse è vero…Ulteriori conseguenze di un’assurdità.
Detto questo è però assai più importante il fatto che con queste identificazioni balorde di concetti e questi “automatismi” cretini si cambiano i rapporti istituzionali tra i poteri dello Stato.
Sulla politica in genere, quella disonesta, ma, più ancora, su quella onesta (che c’è cari Amici del Bar dello Sport) pesa così un incombente potere di prevaricazione. Cui corrisponde un atteggiamento di paura, di timore reverenziale nei confronti dei più sconci esemplari di magistrati.
Bello, vero?
Mauro Mellini

Granata(Legalità Democratica): Manifesto Salvini, inaccettabile l’istigazione alla violenza .

Manifesto Salvini realizzato da un centro sociale di Cosenza che raffigura il ministro dell’Interno testa in giu’. Granata (Legalità Democratica) Inaccettabile l’istigazione alla violenza .

Giusta la presa di posizione del consigliere comunale della città di Cosenza della Lega Vincenzo Granata e del Vicepresidente della Commissione Antimafia On. Jole Santelli, sul manifesto che raffigura il ministro dell’Interno testa in giù.

L’Associazione Legalità Democratica è vicina al Ministro dell’Interno Matteo Salvini per la violenza del manifesto pubblicato a Cosenza. Di fronte a queste istigazioni alla violenza ci vuole una presa di posizione forte da parte di tutte le istituzioni locali .

Il manifesto che inneggia ad atti di violenza contro il ministro Salvini è grave e inaccettabile. Bisogna condannare questa come ogni altra forma di violenza o anche di manifesto violento, che non può trovare posto in una comunità come la nostra, che ha radici nei valori democratici e non violenti affermati con forza nella Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza”.

Non può essere considerata una goliardata. Sono sacche che hanno sempre avuto protezione dalla sinistra, e oggi invece si ritrovano scoperte e reagiscono in questa maniera deplorevole. Spero che la condanna sia unanime”.

Il Presidente

Associazione Legalità Democratica

Avv. Maximiliano Granata

Cs. 13.03.2019

Elezioni Provinciali Cosenza: Dopo il 24 Febbraio ci sarà certamente la polemica .

Avv. Maximiliano Granata

Granata (Legalità Democratica)

Elezioni Provinciali. Esponenti della maggioranza consiliare del Comune di Cosenza e Rende, votano candidati espressione Futuredem del Partito Democratico .

In questi giorni, abbiamo constatato, nonostante la richiesta di convocazione, la mancanza di una  riunione di maggioranza del Comune di Cosenza per discutere delle elezioni provinciali, rilevato che nella maggioranza consiliare, due consiglieri comunali di maggioranza Fabio Falcone e Vincenzo Granata,  sono candidati per il rinnovo del consiglio provinciale di Cosenza.

Mi ritengo un uomo libero da qualsiasi condizionamento che con grande lealtà ama parlare il linguaggio della chiarezza.

Non amo fare polemiche in genere, perché non comprendo ancora l’espressione di voto della maggioranza consiliare del Comune di Cosenza e di Rende. Quando pero tutto sarà chiarito con il voto del 24 Febbraio 2019 e se dovessero perdurare alcuni atteggiamenti, compreso il voto di alcuni consiglieri di maggioranza a candidati espressione futuredem del Partito Democratico, sostenuto da aspiranti consiglieri regionali, ci sarà certamente la polemica e non faremo sconti a nessuno .

Presidente

Associazione

Legalità Democratica

Avv. Maximiliano Granata

14.02.2019

 

Iacchitè, un sito di diffamatori professionisti

Avv.  Maximiliano Granata

Iacchitè, un sito di diffamatori professionisti, il sito del nulla e dell’incomprensione del diritto.

Questi signori del sito Iacchitè e i loro suggeritori politici invocano il giustizialismo nella città di Cosenza e un suo giornalista, diffamatore idrofobo professionista, non ha mai fatto mistero nei suoi post di essere stato vicino al movimento Cinquestelle.
Ricordo a me stesso che la Calabria è terra di illustri giuristi. Ciò, purtroppo, conta oggi poco, si è soppresso il significato di questo dato storico. Quello che debbo ricordare a me stesso, perchè tutti voi lo sapete e lo patite nella vostra vita quotidiana, che la Calabria è terra di grandi, quotidiane, intollerabili ingiustizie .Non si può parlare seriamente , serenamente di diritto là dove spesso è calpesato dalle stesse leggi e nell’applicazione di esse che si definisce “giustizia”. Il diritto come astratta entità, che prescinde da simile realtà,non esiste, è una menzogna, uno strumento con il quale si realizza il suo contrario. Del resto la filosofia, non solo quella, di Benedetto Croce, ci ha trasmesso almeno questo: che il diritto è espressione della ragione pratica. E la pratica dell’ ingiustizia è tale da prevalere contro ogni pretesa di arroccarsi in altra conoscenza astratta di qualcosa che la prassi ignora e cancella. la finezza del ragionamento giuridico, la correttezza dell’interpretazione delle leggi, delle norme, nella scala gerarchica discendente dalla Costituzione, è scienza meramente propedeutica, necessaria a valutare l’ingiustizia in cui, poi, di fatto, il diritto si incarna .
Di fronte cio’ cosa puo’ rappresentare Iacchitè, un sito di diffamatori professionisti, il sito del nulla, il sito dell’incomprensione del diritto .

Il Presidente
Associazione
Legalità Democratica
Avv. Maximiliano Granata

12.01.2019

GRATTA, GRATTA, GRATTERI SI CANDIDA di Mauro Mellini

Mauro Mellini

Nicola Gratteri

GRATTA, GRATTA, GRATTERI SI CANDIDA

Io ho grande ammirazione per chi sa “farsi in quattro”, moltiplicando i propri ruoli. Specie quando uno solo di essi è tale da riempire di fatiche e di responsabilità la vita del più laborioso degli uomini.
Parlo, lo avrete compreso, dei magistrati che, sono capaci di far fronte alle incombenze del loro Ufficio, ma al contempo scrivono libri, sono presenti nei convegni di tutta Italia, rispondono ad articoli di giornali e si fanno essi stessi giornalisti.
Non sono pochi. In certi periodi sono ancora di più. Si direbbe che abbiano il dono dell’ubiquità. E sottopongono le loro scorte a fatiche supplementari per le continue trasferte.
Questo per collezioni di cittadinanze onorarie e per distribuire il pane della scienza giuridica e della strategia antimafia alle folle degli ignavi. E per pungolare i rassegnati e polemizzare con “la politica”, dar sfoggio del broncio che tengono al Governo.
I campioni di questo dinamismo straordinario, quando si avvicinano le scadenze elettorali raddoppiano i loro impegni noti. Ed i bene informati dicono che assai di più crescono i loro impegni ignoti. Che, poi, tanto ignoti non sono. Tracciando un diagramma dell’intensità di questo lavorio si può facilmente dedurne se ad un certo punto di esso deve segnarsi la parola “candidatura”.
C’è oggi una frazione del Partito dei Magistrati che vuole tutto e subito. Specialmente per ciò che riguarda la propria carriera.
Che l’“antipolitica” ostentata da certi campioni del “lavoro straordinario” (e straordinariamente poco compatibile con quello per il quale sono pagati dallo Stato – cioè da Pantalone) finisce quasi sempre per confluire nella politica, o in tentativi di fare tale passo.
Talvolta, ad onor del vero sono gli altri a trascinare i poco recalcitranti magistrati nell’agone politico. Renzi si incaponì per avere Gratteri, magistrato Calabrese fino ad allora non troppo noto, al Ministero della Giustizia. Ne nacque un braccio di ferro con Napolitano. Che la spuntò, così che alla Giustizia andò il ragioniere Orlando. Detto l’“Orlando Curioso”.
Da allora gli orizzonti professionali di Gratteri sono cambiati. La politica che lo ha malamente respinto nel suo salto al vertice, pare che lo attragga. E assai lo attrae la polemica politica. E’ entrato a far parte dei magistrati che tengono il broncio allo Stato e gli fanno addebiti d’ogni sorta di debolezze e, peggio, di inconfessabili manovre dietrologiche sul fronte della mafia.
Gratteri, da allora, scrive libri, articoli, presenzia a convegni, snocciola teorie, addita la strada che lo Stato non osa imboccare.
E, soprattutto, è diventato il sostenitore del primato della mafia calabrese. La capitale mondiale della mafia, delle mafie, della criminalità organizzata è a Reggio, o a Rosarno, o a Palmi. Si direbbe che è la coscienza di essere il primate dei magistrati antimafia comporti che un primato debba per forza averlo la mafia di sua specifica competenza. O forse è il contrario.
Di qui l’ulteriore conseguenza: Se in Calabria è il centro, la capitale, il crocevia delle cosche, delle ‘ndrine, delle varie società delittuose, dalla Calabria deve cominciare la crociata per combatterle e vincerle.
Da tempo corrono voci di una candidatura di Gratteri alla Presidenza della Regione alle prossime regionali.
Contemporaneamente, non solo voci ma scritti autorevoli su giornali e riviste ci informano che la Chiesa Cattolica starebbe preparando una storica scesa in campo. Anzi ridiscesa. Il discorso di Papa Bergoglio di qualche giorno fa starebbe a dimostrare che non si tratta di una tendenza di una semplice frazione della Conferenza Episcopale. E si fanno nomi e cognomi di coloro che dovrebbero rappresentare e far funzionare l’esperimento. Esperimento che dovrebbe essere fatto in Calabria, con le prossime regionali.
Concorrenza? Non necessariamente. Almeno secondo il Goffredo di Buglione della crociata antimafia. Guarda caso: proprio giorni fa Gratteri ha scritto per “Famiglia Cristiana” un articolo di condanna dei governi (singolare e significativo che abbia ritenuto di dover aggiungere “anche quello attuale”!!!) che non hanno fatto della lotta alle mafie l’obiettivo prioritario dei loro programmi.
Chi sa che la candidatura Gratteri, che prenda corpo senza indicazione del partito che dovrebbe sostenerlo, aspiri a valersi ad una azione comune. In altri termini: Chi sa che Gratteri non voglia prendere la discesa in campo dei Cattolici come l’occasione per realizzare i suoi progetti presidenziali.
Queste ed altre voci. Questa però è la considerazione.
Quando cresce il dinamismo dei magistrati, il loro impegno letterario, giornalistico, la loro presenza nei convegni, fino al parossismo, fino a farci domandare come facciano a trovare un po’ di tempo per i doveri del loro Ufficio, viene fuori una candidatura.
Gratta gratta anche Gratteri par certo che si candidi. Non sono più “voci”.
Se ne sono resi conto i politici di più vecchia militanza? Vorrei sperare di sì. Sperare che non siano presi solo dalla paura.

Mauro Mellini

Granata (Lega), CMC di Ravenna: “Si valuti la possibilità di richiedere la risoluzione del contratto per inadempimento”

Vincenzo Granata

Presidente Commissione Ambiente città di Cosenza

Lavori Metro Cosenza-Rende, Granata (Lega), CMC di Ravenna: “Si valuti la possibilità di richiedere la risoluzione del contratto per inadempimento”

In relazione all’accordo di programma per la realizzazione di un sistema di mobilità sostenibile attraverso opere strategiche e il collegamento metropolitano tra Cosenza, Rende e Università della Calabria, si tiene a specificare quanto segue:

Considerato che in data 25 Luglio 2017 è stato sottoscritto il contratto di appalto per la “Progettazione Esecutiva, realizzazione del sistema di collegamento metropolitano tra Cosenza-Rende e Università della Calabria e fornitura e messa in esercizio del relativo materiale rotabile fra la Regione Calabria e l’impresa Cooperativa Muratori & Cementisti CMC di Ravenna Soc. Coop con sede in Ravenna via Trieste n. 76, in qualità di mandataria dell’ATI costituita con C.A.F. Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles, S.A. con sede legale in Besain (Spagna) ;

Considerato che si stanno dilatando notevolmente i tempi, previsti dal contratto, per l’ultimazione dell’opera, senza tacere l’inaccettabile immobilismo regionale relativo all’attivazione e convocazione del Collegio di Vigilanza per la verifica dell’attuazione dell’accordo, come previsto dall’art. 4 dell’accordo di programma, per la realizzazione di un sistema di mobilità sostenibile attraverso opere strategiche e il collegamento metropolitano tra Cosenza, Rende e Università della Calabria, sottoscritto tra le parti .

Nella mia qualità di Presidente della Commissione Ambiente del Comune di  Cosenza e consigliere comunale della Lega, nella logica del buon senso , si chiede al collegio di Vigilanza ai sensi dell’art. 4 punto a) di vigilare sulla corretta attuazione dell’Accordo di programma nel rispetto dei tempi  previsti dal contratto . In assenza di soluzioni idonee, si valuti la possibilità di richiedere la risoluzione del contratto per inadempimento .

  Il Presidente della Commissione Ambiente

  Consigliere Comunale Lega

   Vincenzo Granata

Comune di Cosenza. Granata (Lega), primo incontro con il meetup Cinquestelle.

Commissione Ambiente Comune di Cosenza

Comune di Cosenza. Primo incontro con il meetup Cosenzaeoltre del Movimento Cinquestelle, alla presenza del Presidente Commissione Ambiente Vincenzo Granata (Lega) .

Il Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Cosenza Vincenzo Granata (Lega) dopo aver ricevuto richiesta di audizione del meetup Cosenza e oltre, in occasione della giornata nazionale dell’albero , ha convocato gli stessi per illustrare il relativo progetto con denominazione “mille alberi in più” . In data 10 dicembre 2018, si è riunita la commissione Ambiente per illustrare il relativo progetto con la partecipazione dell’estensore di questa iniziativa, Dott.ssa Lucrezia Veltri, accompagnata da altri componenti del meetup  e dell’Assessore con delega all’Ambiente del comune di Cosenza Dr. Carmine Vizza. Il Presidente Granata nella logica del dialogo costruttivo e del buon senso finalizzato alle buone pratiche ha illustrato alla commissione dettagliatamente il progetto, invitando gli esponenti del movimento Cinquestelle,  ad estendere la riqualificazione del Vallone di Rovito fino alla chiesetta di Achiropita, attraverso la realizzazione di un parco delle biodiversità, coinvolgendo il Ministero dell’Ambiente  e gli  organi regionali preposti. Bisogna lavorare con il contributo di tutti per realizzare strutture utili al benessere della comunità e dei cittadini . L’ Assessore Vizza ha posto il problema economico per la realizzazione del progetto, in particolare il costo dell’irrigazione delle piante a cui si aggiunge la non idoneità dell’area scelta. Ad illustrare il progetto l’attivista Lucrezia Veltri e a seguire gli interventi dei consiglieri comunali Covelli, Morcavallo, Morrone, Apicella e Cassano . La commissione si è aggiornata ad una successiva data .

Pesante dichiarazione di Mario Occhiuto agli avversari: Giustizialismo becero, che augura a tutti manette e arresti .

Mario occhiuto

C’è una nuova “sinistra” che si dà da fare in città. La definirei la “sinistra dell’odio”, movimentista e populista. Senza ideali, se non quelli di odiare gli avversari. Che non si fa scrupoli ad allearsi con “sette” di esaltati, con vecchi arnesi della politica che hanno saccheggiato il territorio, con i 5stelle che adesso sono contemporaneamente al governo e all’opposizione.

È quella che fa i cortei e le manifestazioni a favore delle macchine, del traffico veicolare all’interno della città. Contraria alle zone a traffico limitato (ZTL) e all’estensione del verde e dei parchi urbani. Contraria alla realizzazione di nuove aree pedonali, di piste ciclabili. Contraria al tram e ai sistemi di trasporto pubblico e di mobilità sostenibile.

È quella che critica le nuove opere pubbliche solo perché le facciamo noi, che detesta le demolizioni che invece fanno parte del processo di trasformazione della città contemporanea. A cui non piacciono le feste di città e gli eventi.

È quella a favore dei cassonetti stradali e contro la differenziata porta a porta. A favore delle discariche e contro il riciclo dei materiali.

È quella dell’assistenzialismo e del giustizialismo più becero, che augura a tutti “manette” e arresti. Che utilizza delinquenti del web per intimidire e condizionare le istituzioni, e per offendere, diffamare, denigrare gli avversari. E che poi si reca ogni giorno in procura per denunciarli, nella speranza di farli fuori utilizzando la magistratura e gli altri organi dello Stato.

Se prevalessero questi signori, la nostra città e la nostra regione farebbero un altro disastroso passo indietro. Non possiamo permettercelo. Contro l’odio e le offese mettiamo in campo le nostre armi più potenti: la buona volontà e la determinazione, la pazienza, l’amore e la passione per il territorio, la comprensione reciproca e l’unità di intenti.