Al Procuratore della Repubblica di Cosenza Spagnuolo, più controlli sull’operato dei pubblici ministeri

Tribunale di Cosenza

Al Procuratore della Repubblica di Cosenza Spagnuolo, più controlli sull’operato dei pubblici ministeri

Il caso noto sull’inchiesta relativa sulo stock di tessere elettorali trovate nella sede del PSE, induce alcune riflessioni : Tra le principali ipotesi di rilievo deontologico che interessano il magistrato del pubblico ministero viene in rilievo il fenomeno dell’omissione nel compimento di attività doverose durante la fase delle indagini preliminari, tra cui possono annoverarsi: – la tardiva ovvero l’intempestiva iscrizione del nominativo della persona sottoposta ad indagini nel registro di cui all’articolo 335, cod. proc. pen.; – l’omessa vigilanza sugli ausiliari o sulla polizia giudiziaria che non rispettano i termini stabiliti per l’espletamento dell’incarico ovvero delle investigazioni delegate; – il mancato rispetto dei termini previsti per la conclusione delle indagini preliminari; – la vera e propria inerzia investigativa, ossia il mancato compimento di qualsivoglia attività e la mancata assunzione di determinazioni in ordine all’esercizio dell’azione penale, trascorso un lasso di tempo dalla scadenza dei termini di cui agli articoli 405, 406 e 407, cod. proc. pen., oltre ogni ragionevolezza. Per questo motivi il Procuratore della Repubblica di Cosenza dovrebbe esercitare più controlli sull’operato dei pubblici ministeri .

Paola – Modello Fuscaldo: “impianto Bruni” al vaglio dei giudici catanzaresi

Fonte Marsili Notizie

Come anticipato, nella giornata di ieri si è tenuta – presso il Tribunale del Riesame di Catanzaro – l’udienza relativa alle conseguenze scaturite dall’operazione “Merlino”, con la quale la Procura della Repubblica di Paola ha di fatto “raso al suolo” l’amministrazione comunale di Fuscaldo.

Dinnanzi ai giudici catanzaresi sono comparsi i legali di gran parte delle persone arrestate ormai più di una settimana fa, mentre a rappresentare le ragioni dell’accusa c’era il Procuratore Capo paolano, Pierpaolo Bruni.

Al vaglio dei magistrati, tra le varie posizioni, anche quella del sindaco (sospeso ma non dimesso) Gianfranco Ramundo, i cui legali – i penalisti Giuseppe Bruno e Nicola Carratelli –insieme ai difensori dell’imprenditore Gianfranco Mirabelli (anch’egli associato alla misura cautelare inframuraria), hanno sollevato l’eccezione di “incompetenza territoriale” del Tribunale di Paola rispetto all’entità di un’accusa di reato che sarebbe stata appannaggio del Tribunale di Cosenza.

Anche i legali di altri indagati, nella fattispecie quelli del vicesindaco Paolo Cavaliere, dell’assessore Paolo Ercole Fuscaldo e del funzionario (“Merlino”) Michele Fernandez, rivolgendosi ai giudici hanno chiesto la commutazione dell’attuale misura detentiva in una meno afflittiva esigenza cautelare. Stesso dicasi per l’imprenditore (ai domiciliari) Massimiliano De Santo che, assistito dall’avvocato Franz Caruso, ha dichiarato la propria estraneità rispetto ai fatti contestati.

A difendere le ragioni dell’accusa c’era il Procuratore Pierpaolo Bruni, il quale ha ricostruito in aula tutti i passaggi dell’operazione condotta sulla scorta delle indagini della Guardia di Finanza, confermando – anche all’esito delle procedure “di garanzia” messe in atto nei giorni scorsi – tutto l’impianto che ha determinato l’arresto di quello che ha ormai assunto i connotati di un vero e proprio “Modello”, basato su contestazioni vertenti corruzione, tentata concussione, indebita induzione a dare o a promettere peculato, falso ideologico e turbative di gare pubbliche e di procedimenti di scelta dei contraenti della pubblica amministrazione.

Nei prossimi giorni saranno discusse le posizioni degli altri indagati che hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Catanzaro.

Tirreno cosentino: La Paura “El miedo” degli amministratori pubblici.

Maximiliano Granata e Mauro Mellini

Tirreno cosentino: La Paura “El miedo” degli amministratori pubblici. Difendiamo i principi fondamentali dello stato libero e democratico .

La recente applicazione di diverse misure cautelari nei confronti di vari Amministratori locali del tirreno cosentino, induce ad alcune riflessioni. Ogni errore, vero o presunto nelle procedure amministrative è “abuso”, reato che, invece, esige nella sua retta applicazione un duplice intento doloso, non è necessario che, poi si arrivi ad una condanna, nemmeno non definitiva, e nemmeno ad un rinvio a giudizio. Nella strategia del Partito dei Magistrati ciò che conta è imporre la paura “el miedo”. Né importa colpire chi, comunque si è reso responsabile di qualche malefatta .Come dicevano i generali francesi nel 1917 bisogna “fucilarne alcuni per incoraggiarli (cioè terrorizzarli) tutti”.Né importa che si colpisce il Sindaco, il Consigliere, l’Assessore del partito più odiato e temuto dalle “Toghe”. Tutto fa brodo, la paura si espande senza limiti di partito. C’è la tendenza ad interdire o ad arrestare, più che una determinata funzione effettivamente connessa col reato la partecipazione alla vita sociale del soggetto. Una punizione anticipata della “capacità a delinquere”. Bisogna avere il coraggio di fare un’analisi puntuale, coraggiosa e senza reticenza dei “casi” di giustizia ingiusta per difendere i principi fondamentali dello Stato libero e democratico.

Granata (Legalità Democratica) si congratula con l’On. Jole Santelli, neo Vicepresidente della Commissione Antimafia

On. Jole Santelli

Maximiliano Granata (Legalità Democratica) si congratula con l’On. Jole Santelli, neo Vicepresidente della Commissione Antimafia .

Desidero rivolgere le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro al neo Vicepresidente della Commissione Antimafia, On. Jole Santelli . Sono certa che saprà affrontare questa nuova, e non semplice, sfida con l’esperienza e la professionalità che la hanno contraddistinta in questi anni di attività parlamentare. Un profilo importante che saprà dare la sua impronta nell’affermazione dei principi di legalità e giustizia.

Alla Raggi scampata all’abuso dell’abuso d’ufficio

 

Alla Raggi scampata all’abuso dell’abuso d’ufficio

di Mauro Mellini

Assolta Virginia Raggi, sindaca di Roma, imputata del solito “abuso d’ufficio” che, in mancanza d’altro, i magistrati prevaricatori, quelli del loro partito, la loro “giurisprudenza”, distorcendo e strumentalizzando la distorsione del relativo articolo del codice penale, forti, talvolta della loro ignoranza, altre volte della loro raffinata disinvoltura, usano oramai come arma di sconvolgimento del sistema dei poteri per sostituirsi al potere esecutivo (quando non per procurarsene il necessario elettorato) e, soprattutto, quale arma di intimidazione collettiva degli amministratori e dei “politici”.

A tale fine ogni errore, vero o presunto nelle procedure amministrative è “abuso”, reato che, invece, esige nella sua retta applicazione un duplice intento doloso. Oramai allo squadrismo giudiziario dei magistrati, particolarmente di quelle forti più della loro ignoranza che del loro sapere, non è necessario che, poi, si arrivi ad una condanna, nemmeno non definitiva, e nemmeno ad un rinvio a giudizio. Nella strategia del Partito dei Magistrati ciò che conta è imporre la paura “el miedo” come dice sempre il mio amico Maximiliano. Né importa colpire chi, comunque si è reso responsabile di qualche malefatta.

Come dicevano i generali francesi nel 1917 bisogna “fucilarne alcuni per incoraggiarli (cioè terrorizzarli) tutti”. Né importa che si colpisce il sindaco, il consigliere, l’assessore del partito più odiato e temuto dalle “Toghe”. Tutto fa brodo, la paura si espande senza limiti di partito. Virginia Raggi, appena eletta, dopo aver messo il figlioletto sul suo banco di sindaco (purtroppo togliendolo subito dopo) ne ha commesse di tutti i colori. Ma proprio per questo non ha “abusato”. Ha dato, piuttosto un primo segnale delle incapacità dell’antipolitica di sostituirsi alla politica. Ed ebbe numerosi cedimenti all’ambiente di sfruttamento che circonda non le etichette della politica e dell’antipolitica, ma il potere e la capacità o incapacità di chi la esercita.

Io non so se Virginia Raggi sarebbe stata assolta se fosse stata, che so, di Forza Italia, del Partito Democratico o chi sa cos’altro. Né da questo dipende la gravità del fatto. E, oggi, di fronte al suo caso, alla sua assoluzione (come, eventualmente, alla sua condanna) poco importa che il suo partito sia parte integrante, braccio secolare di quel turpe sistema inquisitorio. Le vittime dell’ingiustizia sono sempre tali, anche quando sono dalla parte del sistema ingiusto. Congratulazioni Virginia! Cerca di capire questo mio discorso.

Granata(Legalità democratica), inopportuna la presenza di Lupacchini al convegno dei parlamentari Cinquestelle.

Il Procuratore Oreste Lupacchini

Granata(Legalità democratica) inopportuna la presenza del Procuratore Generale Calabrese Oreste Lupacchini al convegno dei parlamentari Cinquestelle.

La Partecipazione del  procuratore generale Otello Lupacchini, Lunedì 12 novembre, alle ore 17,30 presso la Sala delle Culture della Provincia di Catanzaro, al convegno organizzato dai parlamentari del movimento Cinquestelle, proprio perché organizzata da una forza politica, mi sembra inopportuno.

Sicuramente le faremo recapitare il nostro invito a partecipare al  convengo che si terrà a Dicembre, per discutere del Libro del famoso giurista nazionale ed ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura  Mauro Mellini, Il Partito dei Magistrati storia di una lunga deriva istituzionale, dove faremo alcune riflessioni.

Nel nostro paese e in Calabria in particolare è scarsa la letteratura sulla patologia giudiziaria. Una scarsezza che può apparire, quando non ne è sconcia copertura, in contrasto con la gravità del deterioramento del diritto e della sua realizzazione con la funzione giudiziaria . Non pretendo qui riassumere quelli che sono stati i tentativi con cui, pur nell’inadeguatezza delle capacità professionali di illustri giuristi, si è cercato di aprire un discorso di studio e del diritto sotto il profilo della loro dilagante patologia . I principi fondamentali delle garanzie costituzionali, della civiltà del processo penale sono stati “aggirati” con una costante interpretazione riduttiva degli effetti: calpestati e sostituiti con il mito dell’efficacia. Efficacia di “lotta”, capacità di danneggiare il “nemico”, anche a costo di non risparmiare gli innocenti ed i loro diritti . Le leggi, nuove leggi, spesso vengono “invocate” dai giudici a sostegno degli abusi di fatto che alcune giurisdizioni praticano già per i loro disegni e “strategie” di lotta . In Calabria c’è la tendenza ad interdire o ad arrestare, più che una determinata funzione effettivamente connessa col reato la partecipazione alla vita sociale del soggetto. Una punizione anticipata della “capacità a delinquere”. Un’analisi puntuale, coraggiosa e senza reticenza dei “casi” di giustizia ingiusta è quindi attività che si traduce anche in difesa dei principi fondamentali dello Stato libero e democratico. E’ con tale attività di puntuale e, magari, puntiglioso studio ed analisi e di denunzia delle patologie giudiziarie che si fa seriamente la battaglia non solo per la Giustizia Giusta, ma per quella della difesa delle libere istituzioni nel loro globale ed inscindibile complesso. E che si distingue dalle vaghe predicazioni di certi profeti di sé stessi comodamente scambiati per innovatori, di nostra conoscenza ed esperienza.”

Incredibile ! Occhiuto sarebbe un truffatore. Ma basta ! Fatelo lavorare !

Mario Occhiuto

Incredibile ! Occhiuto sarebbe un truffatore . Ma basta ! Fatelo lavorare !

Le indagini a carico di Mario Occhiuto sul caso Cirò inducono alcune immediate brevi riflessioni :

Nel nostro paese è scarsa la letteratura sulla patologia giudiziaria. Una scarsezza che può apparire, quando non ne è sconcia copertura, in contrasto con la gravità del deterioramento del diritto e della sua realizzazione con la funzione giudiziaria . Non pretendo qui riassumere quelli che sono stati i tentativi con cui, pur nell’inadeguatezza delle capacità professionali di illustri giuristi, si è cercato di aprire un discorso di studio e del diritto sotto il profilo della loro dilagante patologia . I principi fondamentali delle garanzie costituzionali, della civiltà del processo penale sono stati “aggirati” con una costante interpretazione riduttiva degli effetti: calpestati e sostituiti con il mito dell’efficacia. Efficacia di “lotta”, capacità di danneggiare il “nemico”, anche a costo di non risparmiare gli innocenti ed i loro diritti . Le leggi, nuove leggi, spesso vengono “invocate” dai giudici a sostegno degli abusi di fatto che alcune giurisdizioni praticano già per i loro disegni e “strategie” di lotta . Nel frattempo ho tra le mani un articolo di un quotidiano in cui apprendo di indagini a carico di Mario Occhiuto, reo di aver denunciato e licenziato il suo ex segretario . Incredibile ! Occhiuto sarebbe un truffatore . Ma basta ! Fatelo lavorare !

Iacchite’ : Intervenga il Procuratore Mario Spagnuolo, condotte persecutorie .

Tribunale di Cosenza

Iacchitè : Intervenga il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Cosenza, Dr. Mario Spagnuolo, terza denuncia presentata all’autorita’ giudiziaria, condotte persecutorie.

Da oltre quattro anni, prima  il giornale “La provincia cosentina” e poi un sito denominato Iacchitè gestito da diffamatori professionisti, al di fuori di qualsivoglia esercizio lecito del diritto di critica – non potendo certo parlare del diritto di cronaca – in quanto vi è’ una gratuita aggressione al sindaco della città di Cosenza e al sottoscritto nella mia qualità di Presidente del Consorzio Valle Crati, infamante ed umiliante, travalicandosi palesemente il legittimo limite del dissenso sulle legittime iniziative amministrative poste in essere dal Comune di Cosenza e dal Consorzio Valle Crati. In pochi mesi ho presentato tre denunce alla Procura della Repubblica che delineano un chiaro quadro di diffamazione reiterata e continua e che delineano vere e proprie condotte persecutorie. Come mai già con le varie condanne in primo grado e gli oltre 150 procedimenti a carico di Iacchite’, la Procura della Repubblica di Cosenza non interviene in maniera adeguata .

Caro Gratteri, altro che morsa sulla pubblica amministrazione, qui ci sono solo eroi.

Nicola Gratteri Tropea Festival leggere e scrivere

Movimento per la difesa dei Sindaci e amministratori calabresi. #adessoscendiamoinpiazza

Granata (Legalità Democratica) : Caro Gratteri io difendo le libere istituzioni. Altro che morsa sulla pubblica amministrazione, i Sindaci, gli amministratori pubblici e i Dirigenti della pubblica amministrazione sono degli eroi . Basta con l’arbitrarietà del magistero penale .

In risposta alla nota del procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri che fa seguito all’incontro conclusivo del Festival Leggere&Scrivere, in merito ad alcune considerazioni sulla pubblica amministrazione,  vorrei fare alcune precisazioni :

Caro Nicola Gratteri troppi casi di giustizia ingiusta che uccidono l’economia giudiziaria. Iniziamo a parlare dei clamorosi errori giudiziari in Calabria. Altro che morsa sulla pubblica amministrazione, i Sindaci, gli amministratori pubblici e i Dirigenti della pubblica amministrazione sono degli eroi in Calabria.

Vorrei fare alcune precisazioni di carattere giuridico:

Esiste il  principio implica che nessun fatto sia punibile se non in forza di una legge preesistente che chiaramente la definisca come reato, che cioè contiene in sè il principio della chiarezza, è puntualmente violato con la creazione di fattispecie “aperte”, “apparenti”, grossolanamente ed inconcludentemente abborracciate. Cio’ implica ed impone di per se l’arbitrarietà del magistero penale . Le leggi, le nuove leggi, spesso vengono “invocate” dai giudici a sostegno degli abusi di fatto che alcune giurisdizioni praticano già per i loro disegni e “strategie” di lotta .

Un’analisi puntuale, coraggiosa e senza reticenza dei “casi” di giustizia ingiusta è quindi attività che si traduce anche in difesa dei principi fondamentali dello Stato libero e democratico. E’ con tale attività di puntuale e, magari, puntiglioso studio ed analisi e di denunzia delle patologie giudiziarie che si fa seriamente la battaglia non solo per la Giustizia Giusta, ma per quella della difesa delle libere istituzioni nel loro globale ed inscindibile complesso. E che si distingue dalle vaghe predicazioni di certi profeti di sé stessi comodamente scambiati per innovatori, di nostra conoscenza ed esperienza.”

  Il Presidente

 Associazione Legalità Democratica

 Avv. Maximiliano Granata

Cs 08.10.2018

(Legalità Democratica) : Magistratura penale invasiva, basta con la tesi della giustizia nazista.

Maximiliano Granata e Mauro Mellini

Granata (Legalità Democratica) : Magistratura penale invasiva, basta con le tesi della giustizia nazista.

In questo mese presenteremo una memoria al Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Catanzaro Dr. Otello Lupacchini, al Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Reggio Calabria,  al Procuratore Generale della Repubblica presso la Suprema Corte di Cassazione di Roma, al Ministro della Giustizia, al Ministero della Giustizia Ispettorato Generale, sull’arbitrarietà del magistero penale . L’associazione Legalità Democratica invierà uno studio sugli errori  giudiziari posti in essere dall’Autorità Giudiziaria . Esiste il  principio implica che nessun fatto sia punibile se non in forza di una legge preesistente che chiaramente la definisca come reato, che cioè contiene in sè il principio della chiarezza, è puntualmente violato con la creazione di fattispecie “aperte”, “apparenti”, grossolanamente ed inconcludentemente abborracciate. Cio’ implica ed impone di per se l’arbitrarietà del magistero penale . Le leggi, le nuove leggi, spesso vengono “invocate” dai giudici a sostegno degli abusi di fatto che alcune giurisdizioni praticano già per i loro disegni e “strategie” di lotta .

Poi, magari a distanza di decenni ti ritrovi ad evocare i rimasugli di ciò che hai dovuto apprendere per meglio comprendere l’incombente attualità di “questioni del mestiere”. Così trattando oggi il delicato e gravissimo problema dell’invasività della giurisdizione penale nell’ambito di altri poteri dello Stato, mi accade di richiamare alla memoria il detto di un giurista medievale, che, nella disputa tra Regalisti e Curialisti (i ghibellini ed i guelfi del diritto) scrisse: “Dominus Papa, ratione peccati, intromittit se de omnibus” (il Signor Papa, con la scusa del peccato si impiccia di tutto), tanto per usare un linguaggio alla buona.”

“Oggi “Intromittunt se de omnibus”, si impicciano di tutto, i P.M. ed i Giudici penali. Perseguire i reati, veri o immaginari è la chiave per l’accesso all’esercizio, di fatto, del potere esecutivo e della stessa “politica”. Oggi “Intromittunt se de omnibus”, si impicciano di tutto, i P.M. ed i Giudici penali. Perseguire i reati, veri o immaginari è la chiave per l’accesso all’esercizio, di fatto, del potere esecutivo e della stessa “politica”. Quando, invece, secondo il fondamentale principio della divisione dei poteri, si imporrebbe una netta separazione tra il legislativo, l’esecutivo ed il giudiziario. Una separazione teorizzata due secoli e mezzo fa e realizzata faticosamente con la creazione dello Stato moderno e l’avvento delle libere istituzioni.”

“Assieme all’”intromittere se de omnibus” dei P.M. e dei Giudici Ordinari fiorisce uno strano fenomeno: quello di una “specializzazione”, non nelle funzioni, ma nell’abuso di quegli strumenti che la legge (in verità sempre più sgangherata al riguardo nelle sue “novità”) fornisce agli scalpitanti magistrati “ratione peccati” per perseguire i reati. E poiché nella legislazione criminale ci si accosta sempre più alle tesi che, con una spolverata di retorica democratica e di argomentazioni sociologiche, sono pur sempre quelle della giustizia nazista (punire chi è capace e proclive a commettere un reato senza che debba proprio averlo commesso) lo sbandamento ed il debordare diventa invasione del potere esecutivo e della politica. Ma, abbandonando la “divisione dei poteri” sembra che le diverse istituzioni territoriali giudiziarie si “specializzino”, come dicevamo poc’anzi, nel tipo di utilizzazione distorta, oltre che nella stessa distorsione “dei mezzi giudiziari”.”

“Al momento direi che il culmine della “specializzazione”, quello nell’uso di certi articoli del codice, è raggiunto nel mezzogiorno, dove dei magistrati hanno scoperto le norme del codice di procedura penale che consentono l’interdizione temporanea da funzioni, cariche, professioni, etc. C’è la tendenza ad interdire o ad arrestare, più che una determinata funzione effettivamente connessa col reato la partecipazione alla vita sociale del soggetto. Una punizione anticipata della “capacità a delinquere”. Un’analisi puntuale, coraggiosa e senza reticenza dei “casi” di giustizia ingiusta è quindi attività che si traduce anche in difesa dei principi fondamentali dello Stato libero e democratico. E’ con tale attività di puntuale e, magari, puntiglioso studio ed analisi e di denunzia delle patologie giudiziarie che si fa seriamente la battaglia non solo per la Giustizia Giusta, ma per quella della difesa delle libere istituzioni nel loro globale ed inscindibile complesso. E che si distingue dalle vaghe predicazioni di certi profeti di sé stessi comodamente scambiati per innovatori, di nostra conoscenza ed esperienza .

Il Presidente

Associazione Legalità Democratica

Avv. Maximiliano Granata

Cs 06.10.2018