SALVINI SFIDA UN’IMPUTAZIONE RIDICOLA di Mauro Mellini

SALVINI SFIDA UN’IMPUTAZIONE RIDICOLA di Mauro Mellini

Matteo Salvini

Intervento dell’Avv. Mauro Mellini già deputato Radicale 1976-1992 ed ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura

SALVINI SFIDA UN’IMPUTAZIONE RIDICOLA

Ma di che cosa fanno carico a Matteo Salvini queste Procure siciliane? Certo, se già fosse reato “agire” contro i voleri, le intenzioni e gli interessi della maggioranza e del Governo da essa (si fa per dire) espresso, Salvini, con il suo gesto alla Gioacchino Murat (…mirato al petto e non al volto…) sarebbe bello che cotto. Ma Salvini è accusato di un reato che figura, e non da ieri, nel codice penale italiano, come in quello di tutti i Paesi civili (ed anche incivili).

Art. 605: “Chiunque… priva taluno della libertà personale…”.

Che avrebbe fatto Salvini? Avrebbe privato i migranti della libertà personale di andarsene in giro per l’Italia? Questo non lo sostiene nemmeno il Procuratore Patronaggio, inventore della formula del supposto reato ascritto anche oggi a Salvini.

“Privare della libertà personale” significa impedire a qualcuno le scelte normalmente consentite ad un uomo libero. Non certo la libertà di fare quello che ad esso più aggrada.

Il caso di Salvini (ma lo chiameremo piuttosto il caso di quelli che vogliono la sua pelle) è schematicamente questo: Tizio, anzi, molti Tizi bussano alla porta. Alla porta d’Italia, (ma è indubbio che sarebbe la stessa cosa se bussassero alla porta di casa mia). Guardo, sento e rispondo loro che non intendo riceverli. I Tizi, anziché andarsene, come farebbe qualsiasi persona pacifica, educata e ragionevole se non è ricevuta dove vorrebbe entrare, si siedono avanti alla porta. Nel caso, rimangono con la nave che li ha portati nel porto, privi della facoltà di scendere a terra. E la nave non se ne va (come avrebbe desiderato Salvini, indubbiamente e come avrebbe potuto fare in ogni momento).

Sequestro, dunque: per avere rifiutato di accogliere e ricevere in casa Tizio e Tizi vari e, in concorso si direbbe con i medesimi, per aver nientemeno “consentito” che rimanessero in atteggiamento di richiesta di essere ricevuti.

Che Salvini, di fronte a tale imputazione abbia detto: “Bene, processatemi pure…” in qualunque Paese del Mondo sarebbe stato uno sfottò. “Processatemi, tanto questo non è reato”.

In qualunque Paese del Mondo. Ma in Italia, tanto più una imputazione è sciocca e ridicola, tanto più è il caso di preoccuparsene.

Se i giudici italiani mi accusano di aver violentato la Madonna del Duomo di Milano, io non perdo tempo a difendermi. Faccio le valigie e scappo all’Estero”. Non sono io ad aver detto questa frase lapidaria, né essa è stata detta ieri.

Salvini, dunque non può ritenersi, per il gesto compiuto dicendo “processatemi” un eroe, un coraggioso. Piuttosto un imprudente, e agli occhi di molti, che pure sono in grado di capire che minchiata è quella imputazione, anche un arrogante.

Ma non è questione di coraggio o di arroganza. Se anche Salvini, raggiunto (si fa per dire) da una simile corbelleria si comporta come se l’accusa fosse quasi ragionevole, per quanto infondata, ci sarebbe da sperare che gli Italiani, alla fine, si ribellino contro chi pretende di giuocare con le loro vite e la loro libertà. E, invece, stanno a guardare processi minchiate come quelli della “Trattativa Stato-Mafia”.

Mauro Mellini

21.01.2020

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