Ridicolo lo scontro sugli auguri a Scopelliti

Ridicolo lo scontro sugli auguri a Scopelliti: Consiglio al Presidente Morra, laureato in filosofia, e al suo entourage la lettura dell’opuscolo di Mauro Mellini “ Non è solo Saguto”

Lasciano perplessi le dichiarazioni dell’entourage del Presidente Morra per gli auguri di buon compleanno all’ex Presidente della Giunta regionale Giuseppe Scopelliti . Come è noto La Commissione Antimafia deve studiare il fenomeno mafioso e le eventuali connivenze politiche. Per questi motivi consigliamo al Presidente Morra, laureato in filosofia, e al suo entourage la lettura l’opuscolo di Mauro Mellini “Non è solo Saguto”, lo scempio del diritto e dell’economia causato dalle C.D. misure di prevenzione antimafia in alcun degli articoli pubblicati su “ Giustizia Giusta” . È il processo Saguto, per i gravissimi fatti di malaffare, di corruzione e di clientelismo nella gestione dei beni sequestrati e confiscati ai sospetti di essere mafiosi ed ai sospetti di essere sospettabili. Un abuso nella gestione di strumenti giudiziari che sono essi stessi espressione di un rovesciamento dei concetti basilari di diritto e di giustizia. Ridicolo lo scontro sugli auguri di buon compleanno dell’’On. Jole Santelli a Giuseppe Scopelliti. Discutiamo del caso Saguto.

Il Presidente
Associazione
Legalità Democratica
Avv. Maximiliano Granata

Cs. 23.11.2018

Mauro Mellini: Il senatore a cui si riferisce è Nicola Morra ?

Mauro Mellini

Mauro Mellini: Il senatore a cui si riferisce è Nicola Morra ?

Alcuni passi di un articolo di Mauro Mellini del 01.10.2018

UN’ALTRA ALLEANZA IN FRANTUMI: QUELLA TRA 5 S. E MAGISTRATI

In una importante Città del Sud, che vanta tradizioni di cultura ed ha visto suoi cittadini onorare importanti ruoli politici, c’è, ad esempio un Senatore del partito grillino che quando non è impegnato a Roma a scaldare il suo seggio a Palazzo Madama, “è di casa” al locale Palazzo di Giustizia, a mendicare attenzione per le sue delazioni contro ogni altro “politico” della Città ed a suggerire inconcepibili (ma talvolta concepibilissime) baggianate pseudo giudiziarie.
Questo signore, apprendo ora, sta facendo carriera. Ed è il classico Cinquestelluto così come lo vuole il peggio del Partito dei Magistrati, secondo lo schema di un partito “antipolitico” in funzione di tirapiedi di una magistratura prevaricatrice e neoforcaiola.

Dinosauri: Occhiuto replica a Morra, polemica mediatica inutile nonchè la solita figuraccia personale.

Nicola Morra

L’Amministrazione comunale replica al senatore del M5S Nicola Morra. La mostra sui dinosauri rientra nel progetto Festival Invasioni, annualità 2018, cofinanziato dalla Regione Calabria, nell’ambito dell’avviso pubblico “Selezione e finanziamento di interventi per la valorizzazione del sistema dei beni culturali e per la qualificazione e il rafforzamento dell’attuale offerta culturale presente in Calabria. Annualità 2018. Azione 1 A – PAC Calabria 2014-2020”.

 Occhiuto: «Si lavora per la crescita della citt໫Il senatore Morra – evidenzia su tutto il sindaco Mario Occhiuto – anziché svolgere la sua attività parlamentare indirizzandola al servizio degli italiani e dunque di problematiche più stringenti, insiste nell’ossessivo tentativo di screditamento dell’Amministrazione comunale di Cosenza. Ciò che rimedia è però soltanto puntualmente una inutile polemica mediatica nonché la solita figuraccia personale. Gli atti (e i fatti) parlano chiaro: da un lato c’è chi lavora per la crescita della città di Cosenza. Dall’altro chi spreca il suo tempo provando a frenare questo processo».

Mario Occhiuto: Iacchite “arma di diffamazione di massa” senza che, di fatto, nessuno risponda per quanto vi viene pubblicato.

Tribunale di Cosenza

Costretto a lavorare per anni sotto una persecuzione mediatica.

In Calabria è stato messo in piedi un vero e proprio sistema eversivo legato al mondo dell’informazione, al centro del quale si trova il sito web “www.iacchite.com” che viene utilizzato, probabilmente in sinergia con l’attività di alcuni parlamentari, per screditare tutte le istituzioni locali e le articolazioni territoriali dello Stato;
– l’attività del sito web “www.iacchite.com” è molto spesso fondata su articoli basati su notizie false o addirittura veicolo essi stessi di falsità, che, oltre a creare un evidente danno alla reputazione delle proprie vittime, delegittimano tutte le istituzioni, generando movimenti di opinione basati su convinzioni errate. Tale attività è peraltro svolta in palese violazione del principio deontologico secondo cui i giornalisti hanno “il dovere di promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori”;
-che bersaglio privilegiato del sito web “www.iacchite.com” sono in modo particolare il Comune di Cosenza e il suo Sindaco -che ha già ottenuto l’emissione di diverse sentenze di condanna per diffamazione nei confronti del responsabile di www.iacchite.com- nonché i magistrati in servizio presso la Procura della Repubblica e la Sezione Penale del Tribunale di Cosenza;
-che nei giorni in cui si stava formando il Governo attualmente in carica, articoli pubblicati da “www.iacchite.com” ipotizzavano possibili conseguenze negative per il Sindaco di Cosenza, se l’on. Alfonso Bonafede fosse diventato, come poi è stato, Ministro della Giustizia, e il sen. Nicola Morra avesse assunto la carica di Sottosegretario allo stesso Dicastero, di fatto millantando contatti e un rapporto privilegiato tra questi esponenti del MSS e la testata;
-che nei mesi scorsi, diversi articoli pubblicati dal sito web “www.iacchite.com” hanno annunciato imminenti ispezioni nelle procure calabresi, e dopo qualche giorno sono arrivate, puntuali, interrogazioni parlamentari di esponenti del M5S che chiedevano al Ministro competente proprio la disposizione di tali ispezioni;
-che allo stesso modo, dopo che “www.iacchite.com” in alcune occasioni ha anticipato la messa in campo di attività del Ministero dei Beni Culturali, dirigenti del medesimo Dicastero si sono mossi sulla falsariga di quanto annunciato dal sito web;
-che il complesso di queste attività portate avanti da “www.iacchite.com“, oltre a ledere l’onorabilità dei soggetti coinvolti, produce l’esercizio di pressioni improprie sulle istituzioni, ed in particolare sul Comune di Cosenza e sulla magistratura cosentina;
-che, addirittura, il predetto sito web ha sponsorizzato le recenti assidue frequentazioni del Sen. Nicola Morra, quasi quotidianamente presente presso gli uffici della Procura della Repubblica di Cosenza, con tale Giuseppe Cirò, soggetto già denunciato per gravi irregolarità in danno del Comune di Cosenza e del Sindaco di quella città;
-che, come risulta da altra fonte di informazione in rete, il Sen. Nicola Morra starebbe trasformando il predetto Cirò in un falso “collaboratore di giustizia”, fomentando lo spirito di vendetta di quest’ultimo per istigarlo a calunniose e false delazioni nei confronti dei suoi avversari politici, ed in particolare contro il Sindaco di Cosenza ed i suoi stretti collaboratori, nonché contro magistrati in servizio presso la Procura della Repubblica di Cosenza, così intralciando e condizionando l’attività della magistratura inquirente;
-che il sito web “www.iacchite.com“, nato nel settembre del 2015 come supporto telematico del giornale cartaceo “Cosenza Sport”, col quale di fatto non ha nulla a che fare, è gestito dal giornalista Gabriele Carchidi e da Michele Santagata, che nel corso del tempo hanno accumulato diverse decine di denunce e molte condanne, finanche per stalking digitale, ed il primo ha subito anche la sospensione dall’ordine dei giornalisti della Lombardia, per gravissime mancanze deontologiche;
-che, nonostante ciò, l’impressione che si è radicata è che “www.iacchite.com” sia una sorta di “arma di diffamazione di massa”, che opera al di fuori di ogni regola, di natura tanto civilistica quanto penale, e senza che, di fatto, nessuno risponda per quanto vi viene pubblicato;
-che la predetta condotta illecita risulta ancora in atto, proseguendo, i predetti soggetti, impunemente, nella perpetrazione di gravi reati, quali quelli di stalking, rivelazione di segreti d’ufficio e oltraggio a corpo giudiziario, senza che la Procura della Repubblica di Cosenza e quella di Salerno (competente per i reati in danno dei magistrati del distretto della Corte di Appello di Catanzaro) riescano ad adottare le doverose misure cautelari atte ad evitare la reiterazione dei reati ;
tanto premesso, si chiede:
– se siano a conoscenza dei fatti riportati e se, in caso contrario ritengano di dover disporre quanto necessario per appurarne la veridicità;
– se credano che un tale sistema eversivo possa portare avanti la propria attività diffamatoria impunemente;
– quali iniziative intendano adottare per verificare la indisturbata prosecuzione della anzidetta attività delittuosa e per cogliere;
– se ritengano che dietro a quanto sta accadendo in Calabria vi sia un preciso disegno volto a screditare, e forse a porre sotto ricatto, diretto o indiretto, le istituzioni elette dal popolo sovrano, e la magistratura con il grave ed irresponsabile coinvolgimento di esponenti politici ed addirittura di parlamentari;
– quali iniziative intendano adottare per tutelare il lavoro dei magistrati in servizio presso la Procura della Repubblica ed il Tribunale Penale di Cosenza, e per evitare i condizionamenti e gli intralci orditi dal sen. Nicola Morra;
– quali misure, quindi, intendano mettere in campo per ristabilire una volta per tutte le legalità e impedire che le istituzioni di una intera Regione vengano sistematicamente vilipese da un sito web di informazione, strumentalizzato per fini pseudo politici;
– quali rapporti ci siano tra il sen. Nicola Morra, e i responsabili del sito www.iacchite.com, ed il Cirò Giuseppe;
– se sia conforme a quanto previsto dalla vigente normativa sulla stampa che un sito web che si occupa di cronaca e di politica, in modo particolare, sia collegato a una testata sportiva con cui non ha poi nulla a che fare, così mascherandosi dietro la bandiera della libertà di informazione, peraltro continuamente violata e mortificata

Dichiarazione di Mario Occhiuto dalla pagina FB

Il caso Ciro’. Il Tribunale di Cosenza e le frequentazioni del Sen. Nicola Morra.

Il Senatore Nicola Morra e Giuseppe Ciro’

Il caso Ciro’ . Il Tribunale di Cosenza e le frequentazioni del sen. Nicola Morra: la cultura del sospetto è l’anticamera del khomeinismo .

Nel Tribunale di Cosenza da anni ci sono assidue frequentazioni che si intensificano specialmente nel periodo estivo da parte del sen. Nicola Morra , notoriamente vicino alle posizioni del magistrato leader della corrente autonomia e indipendenza –
In questi giorni viene anche notata una presenza assidua presso il tribunale di Cosenza di Giuseppe Ciro’ che per come è noto Mario Occhiuto ha licenziato dal suo ruolo di caposegreteria, e denunciato alla procura della Repubblica, nel mese di marzo 2017 .
Da sette anni Mario Occhiuto governa Cosenza seguendo il principio della trasparenza e correttezza amministrativa, cambiando il volto della città .
Purtroppo i principi fondamentali delle garanzie costituzionali, della civiltà del processo penale sono stati “ aggirati” con una costante interpretazione riduttiva degli effetti: calpestati e sostituiti con il mito dell’efficacia. Efficacia di “lotta”, capacità di danneggiare il “nemico”, anche a costo di non risparmiare gli innocenti e i loro diritti.
Nella città di Cosenza non si puo’ istituzionalizzare il pettegolezzo e dare rilevanza ad una giustizia del sospetto, attraverso l’uso di giornali online, ampiamente conosciuti in città per le reiterate condanne per diffamazione e che vengono utilizzati per aprire inchieste giudiziarie ed avviare indagini per cercare di colpire l’avversario politico .
Gli ultimi eventi cittadini fanno ritornare alla memoria l’ultimo articolo di Mauro Mellini, già componente del CSM, nel suo articolo del 5 Gennaio 2018 che sulle frequentazioni del sen. Nicola Morra cosi scriveva “ Non parliamo poi dei Palazzi di Giustizia, dove, a parte i magistrati e gli avvocati, tanta gente è costretta a recarsi fin troppo spesso ed inutilmente, senza che sia lecito e sensato lambiccarsi il cervello e cercare di lambiccare quello altrui sui motivi di tale frequenza. Questo perché a Cosenza, in Calabria, non c’è (spero che non ci sia) la legge siciliana anticorruzione che affida ai portieri la custodia oltre che dei beni materiali, anche della limpidezza dei rapporti tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni. Meno male. Perché altrimenti la frequenza assidua in giornate qualsiasi ed in occasioni speciali di un autorevole personaggio, impreziosito dal laticlavio, il sen. Nicola Morra nei locali del Palazzo di Giustizia, avrebbe dovuto essere oggetto di un circostanziato (si fa per dire) rapporto di uno o più portinai dei vari turni. Ci sono secoli di civiltà giuridica che cozzano contro la convinzione di Davigo e contro una cultura che seppellisce l’approccio del Beccaria e i principi costituzionali ispirati a un rigoroso garantismo. Non accetterò mai l’assunto per cui non esistono cittadini innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti. Perché questa è barbarie, non giustizia. «La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità: la cultura del sospetto è l’anticamera del khomeinismo», diceva Giovanni Falcone. Per me sono parole che andrebbero scolpite in ogni tribunale accanto all’espressione «La legge è uguale per tutti».

Il senatore Nicola Morra è l’uomo incaricato di stringere relazioni con le toghe per i grillini .

Nicola Morra, Piercamillo Davigo dibattito a Cosenza .

L’ espresso

VOCI DAL PALAZZO

Così il M5S fa la corte ai giudici

Il senatore Nicola Morra è l’uomo incaricato di stringere relazioni con le toghe per i grillini. Nonostante proprio la magistratura abbia fatto a pezzi più volte le regole interne del Movimento

DI SUSANNA TURCO
Mentre nei tribunali d’Italia i magistrati tendono a fare a pezzi le regole interne del Movimento Cinque stelle (ultimo caso: le Regionarie siciliane; ma è già accaduto a Roma, Napoli e Genova per le consultazioni locali), nei Palazzi del potere continua indefessa la discreta corte dei grillini – forse si dovrebbe dire della Casaleggio Associati – al vasto mondo delle toghe. Tra i ciambellani chiamati a cucire dialoghi e relazioni 
vi è il senatore Nicola Morra.
Professore di storia e filosofia 
a Cosenza, 50 anni, considerato da taluni un buon interlocutore dell’Opus Dei, già capogruppo 
al Senato per i pentastellati e grillino duro e puro che nel 2014 si vantava di alzare il telefono 
e chiamare a piacimento «Beppe oppure Gianroberto», nell’ultimo anno Morra ha coltivato con cura i rapporti con il pool 
di Mani pulite. Certamente con Piercamillo Davigo (a febbraio ne pubblicava in pillole un’intervista sul blog) ma anche con Gherardo Colombo. Pochi giorni fa, giusto quest’ultimo, il riccioluto ex magistrato, era tra i relatori di 
un convegno sulle fake news organizzato proprio dal senatore pentastellato. Assiso tra un Enrico Mentana, un Gianluigi Nuzzi, una manager di Facebook, parlava di Fratelli Karamazov e Verità («ma io preferisco dire: esatta ricostruzione dei fatti»).
E con una certa familiarità: l’ex magistrato era stato infatti già ospite di Morra nel giugno scorso per un dibattito a Cosenza organizzato dal MeetUp grillino locale, giusto nei giorni in cui si diffondeva la poi smentita notizia che avesse fatto visita alla sede milanese della Casaleggio Associati.

MAURO MELLINI: MA COSENZA NON E’ IN SICILIA

La Sicilia, si sa, è Regione Autonoma “a Statuto Speciale”. Tra le sue “specialità” c’è quella di ripetere, rifare con altre parole le leggi dello Stato. Lo Stato ha una “legge anticorruzione”, che non è rappresentata dagli articoli del Codice Penale, ma da norme “in positivo”, quelle che dovrebbero garantire e difendere l’onestà di tutti quanti, con espedienti vari, a cominciare, naturalmente dall’istituzione di una apposita “autorità” con garanti, vice garanti, consulenti ordinari e speciali. Ma anche con trovate che, almeno garantiscono, se non altro, l’umorismo. La Regione Siciliana ha una legge anticorruzione “autonoma” in fatto di umorismo.

Quando anni fa fu approvata quella legge ricordo che, lì per lì, riuscì a farmi fare una bella risata. Uno o più articoli stabiliscono che i portieri dei Palazzi in cui sono siti uffici pubblici, debbono segnalare, non so se alla “Authority” apposita, ai Carabinieri, alla stampa o alle comari del quartiere “l’ingiustificata frequenza di persone non addette ai lavori” negli uffici siti nel Palazzo.

Ma alla risata subentrò l’allarme, il fastidio, la preoccupazione. Ricordavo e ricordo bene quando, sotto il regime fascista, i portieri erano tenuti a “riferire” alle “Autorità di Pubblica Sicurezza” i pettegolezzi del palazzo. C’era anche un “Capo fabbricato” non so però se solo ai fini di una ipotetica “difesa antiaerea”. Roba, insomma che sarebbe stato meglio dimenticare.

Non so se altre Regioni oltre la Sicilia e, magari qualche altra “a Statuto Speciale”, abbiano redatto la loro analoga brava legge anticorruzione. E se, di conseguenza, si debbano guardare con altrettanto timore reverenziale (cioè con diffidenza) i portieri dei palazzi della Campania, del Lazio, della Lombardia, della Sardegna. E della Calabria. Che non è, come è noto, “a Statuto Speciale”, ma è tuttavia terra nella quale molte cose speciali avvengono e si ipotizzano e non solo, come ritengono certi personaggi, la ‘ndrangheta ed altre schifezze, ma anche cose ottime, come la soppressata, la “’nduja” e vi si trovano ottime e care persone.

Così se in un palazzo, poniamo, di Cosenza un “estraneo” va e viene, nessun portinaio è tenuto a correre all’Anticorruzione a fare la sua brava relazione. Al più si spargeranno sussurri di corna e di altre più accettabili legami. Come, da che mondo è mondo, avviene in tutte le regioni “a pettegolezzo ordinario”. Tradizionalmente ad opera delle portiere. Ma, oggi, con ben altri strumenti di pubblicità.

Queste considerazioni, che qualcuno troverà un po’ bislacche e, magari, poco rispettose delle autonomie garantite alla Costituzione, mi venivano suggerite da fatti e consuetudini di cui pare si parli molto a Cosenza, senza che si possano definire pettegolezzi. Solo menti distorte, spiriti deviati e una buona dose di tempo da perdere possono infatti sottolineare la frequenza assidua di un personaggio in un Palazzo pubblico o privato che sia. Che c’è da ridere se, ad esempio, un signore occhialuto con aria un po’ svagata si reca tutti i giorni in un edificio in cui esistono antichi archivi, se, poi, magari si viene a sapere che è uno storico, un erudito che va a compulsare documenti più o meno antichi?

Non parliamo poi dei Palazzi di Giustizia, dove, a parte i magistrati e gli avvocati, tanta gente è costretta a recarsi fin troppo spesso ed inutilmente, senza che sia lecito e sensato lambiccarsi il cervello e cercare di lambiccare quello altrui sui motivi di tale frequenza. Questo perché a Cosenza, in Calabria, non c’è (spero che non ci sia) la legge siciliana anticorruzione che affida ai portieri la custodia oltre che dei beni materiali, anche della limpidezza dei rapporti tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni. Meno male. Perché altrimenti la frequenza assidua in giornate qualsiasi ed in occasioni speciali di un autorevole personaggio, impreziosito dal laticlavio, il sen. Nicola Morra nei locali del Palazzo di Giustizia, avrebbe dovuto essere oggetto di un circostanziato (si fa per dire) rapporto di uno o più portinai dei vari turni.

Che, poi, se la gente ed i giornali si ricorderanno di quella disposizione di autonoma legge (dove c’è) che sembra fatta per fornire argomento di una novella di Vitaliano Brancati redivivo, al marchio infamante di “inquisito”, “indagato”, “raggiunto” da un avviso di garanzia, si finirà per aggiungere quello di “segnalato dal portiere”. Con tanti guai e vessazioni cui siamo un po’ tutti alle prese, andarsi a preoccupare della ipotetica estensione alla Calabria e ad altre Regioni “normali” dell’elevazione ad “atto dovuto” del pettegolezzo dei portieri (con tutto rispetto della categoria) può sembrare eccessivamente pessimistico e, magari, un po’ pretestuoso.

Ma, proprio perché vittime tutti di tali ipotetiche vessazioni pettegolesche, crediamo di poter segnalare un’altra possibile vittima, padre coscritto come Nicola Morra (che si candida per reiterare la sua esperienza senatoriale). Ne approfittiamo per raccomandare a lui ed ai suoi sodali Cinquestelluti di guardarsi bene da facili entusiasmi per una ulteriore legge anticorruzione che, magari, affidi la custodia della nostra onestà al colpo d’occhio dei portieri. Legge che ho il sospetto (ognuno è preda dei suoi sospetti) si confaccia al pensiero del suo partito.

E, poiché siamo in periodo festivo, ricordiamoci di dare una buona mancia al portiere. Non si sa mai.

Mauro Mellini

P.S. A parte il ruolo dei portinai e l’istituzionalizzazione dei loro pettegolezzi e magari della rilevanza, in una giustizia del sospetto, dei relativi rapporti istituzionalizzati o no, non sarebbe del tutto fuor di luogo, almeno in attuazione del principio della “par condicio” preelettorale, quantizzare i tempi di permanenza dei candidati negli Uffici Giudiziari. “Par condicio visitatorem”. Che ve ne pare?

Legalità Democratica:Le frequentazioni del Sen. Nicola Morra nei palazzi di Giustizia .

Mauro Mellini

Movimento Legalità Democratica

La cultura del sospetto è l’anticamera del khomeinismo: Le frequentazioni del Sen Nicola Morra nei palazzi di Giustizia .

Continuano le frequentazioni assidue in giornate qualsiasi ed in occasioni speciali del Sen. Nicola Morra nei palazzi di Giustizia .

L’ultima uscita del Sen Nicola Morra sulla vicenda Asili Nido e sulle continue denunce a Mario Occhiuto fa ritornare alla memoria l’ultimo articolo di  Mauro Mellini, già componente del CSM, nel suo articolo del 5 Gennaio 2018 che sulle frequentazioni del sen. Nicola Morra  cosi scriveva “ Non parliamo poi dei Palazzi di Giustizia, dove, a parte i magistrati e gli avvocati, tanta gente è costretta a recarsi fin troppo spesso ed inutilmente, senza che sia lecito e sensato lambiccarsi il cervello e cercare di lambiccare quello altrui sui motivi di tale frequenza. Questo perché a Cosenza, in Calabria, non c’è (spero che non ci sia) la legge siciliana anticorruzione che affida ai portieri la custodia oltre che dei beni materiali, anche della limpidezza dei rapporti tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni. Meno male. Perché altrimenti la frequenza assidua in giornate qualsiasi ed in occasioni speciali di un autorevole personaggio, impreziosito dal laticlavio, il sen. Nicola Morra nei locali del Palazzo di Giustizia, avrebbe dovuto essere oggetto di un circostanziato (si fa per dire) rapporto di uno o più portinai dei vari turni. Ci sono secoli di civiltà giuridica che cozzano contro la convinzione di Davigo e contro una cultura che seppellisce l’approccio del Beccaria e i principi costituzionali ispirati a un rigoroso garantismo.  Non accetterò mai l’assunto per cui non esistono cittadini innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti. Perché questa è barbarie, non giustizia. «La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità: la cultura del sospetto è l’anticamera del khomeinismo», diceva Giovanni Falcone. Per me sono parole che andrebbero scolpite in ogni tribunale accanto all’espressione «La legge è uguale per tutti».

P.S. A parte il ruolo dei portinai e l’istituzionalizzazione dei loro pettegolezzi e magari della rilevanza, in una giustizia del sospetto, dei relativi rapporti istituzionalizzati o no, non sarebbe del tutto fuor di luogo, almeno in attuazione del principio della “par condicio” preelettorale e postelettorale, quantizzare i tempi di permanenza della classe politica negli Uffici Giudiziari. “Par condicio visitatorem”. Che ve ne pare?

Avv. Maximiliano Granata
Coordinatore Regionale
Movimento Legalità Democratica
18.03.2017

Legalità Democratica : Stima e solidarietà a Mario Occhiuto .

Le frequentazioni assidue in giornate qualsiasi ed i occasioni speciali del Sen. Nicola Morra nei palazzi di Giustizia .

Iacchite e i diffamatori professionisti all’opera .

Stima e solidarietà a Mario Occhiuto

Mauro Mellini, già componente del CSM, nel suo articolo del 5 Gennaio 2018 cosi scriveva “ Non parliamo poi dei Palazzi di Giustizia, dove, a parte i magistrati e gli avvocati, tanta gente è costretta a recarsi fin troppo spesso ed inutilmente, senza che sia lecito e sensato lambiccarsi il cervello e cercare di lambiccare quello altrui sui motivi di tale frequenza. Questo perché a Cosenza, in Calabria, non c’è (spero che non ci sia) la legge siciliana anticorruzione che affida ai portieri la custodia oltre che dei beni materiali, anche della limpidezza dei rapporti tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni. Meno male. Perché altrimenti la frequenza assidua in giornate qualsiasi ed in occasioni speciali di un autorevole personaggio, impreziosito dal laticlavio, il sen. Nicola Morra nei locali del Palazzo di Giustizia, avrebbe dovuto essere oggetto di un circostanziato (si fa per dire) rapporto di uno o più portinai dei vari turni.

Vi è di più di Mario Occhiuto  ho da precisare che, se non avessi verso di lui altri motivi di stima e di considerazione, mi basterebbe il fatto che contro di lui si scatena la rabbia idrofoba di soggetti “i cosidetti diffamatori professionisti all’opera” e strumenti mediatici del genere, come Iacchite, per tributargli la mia stima e la mia solidarietà.

P.S. A parte il ruolo dei portinai e l’istituzionalizzazione dei loro pettegolezzi e magari della rilevanza, in una giustizia del sospetto, dei relativi rapporti istituzionalizzati o no, non sarebbe del tutto fuor di luogo, almeno in attuazione del principio della “par condicio” preelettorale e postelettorale, quantizzare i tempi di permanenza della classe politica negli Uffici Giudiziari. “Par condicio visitatorem”. Che ve ne pare?

Avv. Maximiliano Granata

Coordinatore Regionale

Movimento Legalità Democratica

11.03.2017