Pesante dichiarazione di Mario Occhiuto agli avversari: Giustizialismo becero, che augura a tutti manette e arresti .

Mario occhiuto

C’è una nuova “sinistra” che si dà da fare in città. La definirei la “sinistra dell’odio”, movimentista e populista. Senza ideali, se non quelli di odiare gli avversari. Che non si fa scrupoli ad allearsi con “sette” di esaltati, con vecchi arnesi della politica che hanno saccheggiato il territorio, con i 5stelle che adesso sono contemporaneamente al governo e all’opposizione.

È quella che fa i cortei e le manifestazioni a favore delle macchine, del traffico veicolare all’interno della città. Contraria alle zone a traffico limitato (ZTL) e all’estensione del verde e dei parchi urbani. Contraria alla realizzazione di nuove aree pedonali, di piste ciclabili. Contraria al tram e ai sistemi di trasporto pubblico e di mobilità sostenibile.

È quella che critica le nuove opere pubbliche solo perché le facciamo noi, che detesta le demolizioni che invece fanno parte del processo di trasformazione della città contemporanea. A cui non piacciono le feste di città e gli eventi.

È quella a favore dei cassonetti stradali e contro la differenziata porta a porta. A favore delle discariche e contro il riciclo dei materiali.

È quella dell’assistenzialismo e del giustizialismo più becero, che augura a tutti “manette” e arresti. Che utilizza delinquenti del web per intimidire e condizionare le istituzioni, e per offendere, diffamare, denigrare gli avversari. E che poi si reca ogni giorno in procura per denunciarli, nella speranza di farli fuori utilizzando la magistratura e gli altri organi dello Stato.

Se prevalessero questi signori, la nostra città e la nostra regione farebbero un altro disastroso passo indietro. Non possiamo permettercelo. Contro l’odio e le offese mettiamo in campo le nostre armi più potenti: la buona volontà e la determinazione, la pazienza, l’amore e la passione per il territorio, la comprensione reciproca e l’unità di intenti.

Granata (Lega): Piena condivisone alla linea dell’On. Furgiuele .

Vincenzo Granata consigliere comunale Lega
Città di Cosenza
Piena condivisione e sostegno alla linea politica del Segretario Regionale della Lega On. Domenico Furgiuele

In qualità di primo consigliere comunale di una città capoluogo di provincia,nella Regione Calabria, “ad aver aderito alla Lega” esprimo piena condivisione al documento Gazzetta del Sud di oggi – dell’On. Domenico Furgiuele,segretario regionale della Lega,quando parla di valori condivisi e che servono bravi amministratori alla guida della Regione.

Vincenzo Granata
Consigliere comunale Lega
Città di Cosenza

Sulla dichiarazione di Laura Ferrara, interviene Maximiliano Granata Legalità Democratica .

Maximiliano Granata e Mauro Mellini

Sulla dichiarazione di Laura Ferrara esponente del movimento cinquestelle, interviene Maximiliano Granata Legalità Democratica .

Successivamente alla dichiarazione di Laura Ferrara esponente del movimento Cinquestelle, sugli appalti spezzatino a Cosenza, mi preme fare alcune considerazioni sui  principi fondamentali delle garanzie costituzionali, della civiltà del processo penale, che non possono essere aggirati e calpestati .

Il Tribunale del Riesame con un provvedimento che rischia di avere un effetto boomerang sull’inchiesta, si è espresso annullando le misure interdittive a carico di Pecoraro, Bartucci e Amendola, ritenendo che gran parte dei capi d’imputazione che li riguardano non superino la soglia dei gravi indizi di colpevolezza . Un comune destino che dovrebbe accomunare i casi di abuso d’ufficio .

In merito alle dichiarazioni dell’Eurodeputato Laura Ferrara, dove addirittura individuerebbe responsabilità politiche, sugli appalti spezzatino a Cosenza, mi preme fare alcune considerazioni di carattere giuridico sui temi che l’associazione Legalità Democratica, sta portando avanti in tutta Italia con convegni aperti al confronto di avvocati ed esperti di diritto .

I principi fondamentali delle garanzie costituzionali, della civiltà del processo penale sono stati “aggirati” con una costante interpretazione riduttiva degli effetti: calpestati e sostituiti con il mito dell’efficacia. Efficacia di “lotta”, capacità di danneggiare il “ nemico “, anche a costo di non risparmiare gli innocenti e i loro diritti .

Al principio di “legalità” che implica che nessun fatto sia punibile se non in forza di una legge preesistente che chiaramente la definisca come reato, che cioè contiene in sé il principio della chiarezza, è puntualmente violato con la creazione di fattispecie “aperte”, “apparenti”, grossolanamente ed inconcludentemente abborracciate. Ciò implica ed impone di per sé l’arbitrarietà del magistero penale.

 Al principio di legalità si sostituisce quello di “prevenzione” :  meglio intervenire prima che il reato sia commesso . Contro chi? Contro chi è capace di commetterlo. Come si valuta tale capacità ? Con l’indizio, l’indizio è “sufficiente”, che non significa niente, che prevale sulla prova. Ed in via “cautelare” si “punisce” l’indizio e, per quel che riguarda le misure dichiaratamente di prevenzione, subito si colpisce l’indizio dell’indizio.

Come abbiamo la cucina “ alla romana”, “ alla siciliana”, “alla genovese”, “ alla napoletana”, abbiamo sedi giudiziarie in cui i magistrati hanno un “modus operandi in cui la custodia cautelare è più clamorosamente incauta, cosi come nella cucina calabrese abbonda l’uso del peperoncino ( che, almeno, non puo’ dirsi abuso) .

Non c’è bisogno di andar lontano. A Cosenza, che sta salendo nella graduatoria delle città in cui più fiero imperversa  l’uso alternativo della giustizia, la giustizia è cucinata in una salsa in cui primeggia la contestazione dell’abuso d’ufficio, reato con una fattispecie di delicata struttura, ma che certamente non comporta la criminalizzazione di ogni violazione di legge nell’attività amministrativa. Ed invece, in questa eversione del sistema costituzionale attraverso le forzature di quello penale, anche qui si pretende che ogni violazione di norme procedurali da parte di pubblici funzionari, sia “abuso”. Il che è una solenne e pericolosa sciocchezza. Abuso si ha solo quando l’atto, oltre che violatore di leggi e regolamenti, abbia finalità in sé illecite completamente estranee a quelle della pubblica amministrazione.

E cosi, l’aggravante della “ finalità patrimoniale” non va confuso con un qualsiasi effetto incidente in qualche modo su situazioni patrimoniali.

C’è poi la scoperta di misure cautelari altrove inconsuete o assai meno applicate. A Cosenza è venuta di moda l’interdizione cautelare dalle pubbliche funzioni, concepita ( e graduata) con una pena accessoria anticipata, senza alcuna, o con scarsa, connessione, con il reale contesto, e con le esigenze processuali .

Significativa ne è l’irrogazione “ facile” statisticamente assai piu’ frequente che altrove, ma anche per tempi piu’ lunghi .

Penso, e non riesco a riderci sopra, che qui ed ora a Cosenza frank Sinatra sarebbe “interdetto per anni uno” dalla professione di cantante e di attore .

Nel frattempo giunge a sollazzarmi un sonetto di Gioacchino Belli del 3 Dicembre 1832

Dal titolo certe condanne

Sai c’arispose lui? “Via, nun è ggnente:
Tratanto er fijjo tuo vadi in galerra,
Ch’è ssempre in tempo a uscí cquanno è innoscente„.

D’altronde Belli è Belli e facilmente se ne accettano le ragioni .

“In dubio pro reo “

Il Presidente

Associazione Legalità Democratica

Avv. Maximiliano Granata

16.05.2018

Il senatore Nicola Morra è l’uomo incaricato di stringere relazioni con le toghe per i grillini .

Nicola Morra, Piercamillo Davigo dibattito a Cosenza .

L’ espresso

VOCI DAL PALAZZO

Così il M5S fa la corte ai giudici

Il senatore Nicola Morra è l’uomo incaricato di stringere relazioni con le toghe per i grillini. Nonostante proprio la magistratura abbia fatto a pezzi più volte le regole interne del Movimento

DI SUSANNA TURCO
Mentre nei tribunali d’Italia i magistrati tendono a fare a pezzi le regole interne del Movimento Cinque stelle (ultimo caso: le Regionarie siciliane; ma è già accaduto a Roma, Napoli e Genova per le consultazioni locali), nei Palazzi del potere continua indefessa la discreta corte dei grillini – forse si dovrebbe dire della Casaleggio Associati – al vasto mondo delle toghe. Tra i ciambellani chiamati a cucire dialoghi e relazioni 
vi è il senatore Nicola Morra.
Professore di storia e filosofia 
a Cosenza, 50 anni, considerato da taluni un buon interlocutore dell’Opus Dei, già capogruppo 
al Senato per i pentastellati e grillino duro e puro che nel 2014 si vantava di alzare il telefono 
e chiamare a piacimento «Beppe oppure Gianroberto», nell’ultimo anno Morra ha coltivato con cura i rapporti con il pool 
di Mani pulite. Certamente con Piercamillo Davigo (a febbraio ne pubblicava in pillole un’intervista sul blog) ma anche con Gherardo Colombo. Pochi giorni fa, giusto quest’ultimo, il riccioluto ex magistrato, era tra i relatori di 
un convegno sulle fake news organizzato proprio dal senatore pentastellato. Assiso tra un Enrico Mentana, un Gianluigi Nuzzi, una manager di Facebook, parlava di Fratelli Karamazov e Verità («ma io preferisco dire: esatta ricostruzione dei fatti»).
E con una certa familiarità: l’ex magistrato era stato infatti già ospite di Morra nel giugno scorso per un dibattito a Cosenza organizzato dal MeetUp grillino locale, giusto nei giorni in cui si diffondeva la poi smentita notizia che avesse fatto visita alla sede milanese della Casaleggio Associati.

MAURO MELLINI: MA COSENZA NON E’ IN SICILIA

La Sicilia, si sa, è Regione Autonoma “a Statuto Speciale”. Tra le sue “specialità” c’è quella di ripetere, rifare con altre parole le leggi dello Stato. Lo Stato ha una “legge anticorruzione”, che non è rappresentata dagli articoli del Codice Penale, ma da norme “in positivo”, quelle che dovrebbero garantire e difendere l’onestà di tutti quanti, con espedienti vari, a cominciare, naturalmente dall’istituzione di una apposita “autorità” con garanti, vice garanti, consulenti ordinari e speciali. Ma anche con trovate che, almeno garantiscono, se non altro, l’umorismo. La Regione Siciliana ha una legge anticorruzione “autonoma” in fatto di umorismo.

Quando anni fa fu approvata quella legge ricordo che, lì per lì, riuscì a farmi fare una bella risata. Uno o più articoli stabiliscono che i portieri dei Palazzi in cui sono siti uffici pubblici, debbono segnalare, non so se alla “Authority” apposita, ai Carabinieri, alla stampa o alle comari del quartiere “l’ingiustificata frequenza di persone non addette ai lavori” negli uffici siti nel Palazzo.

Ma alla risata subentrò l’allarme, il fastidio, la preoccupazione. Ricordavo e ricordo bene quando, sotto il regime fascista, i portieri erano tenuti a “riferire” alle “Autorità di Pubblica Sicurezza” i pettegolezzi del palazzo. C’era anche un “Capo fabbricato” non so però se solo ai fini di una ipotetica “difesa antiaerea”. Roba, insomma che sarebbe stato meglio dimenticare.

Non so se altre Regioni oltre la Sicilia e, magari qualche altra “a Statuto Speciale”, abbiano redatto la loro analoga brava legge anticorruzione. E se, di conseguenza, si debbano guardare con altrettanto timore reverenziale (cioè con diffidenza) i portieri dei palazzi della Campania, del Lazio, della Lombardia, della Sardegna. E della Calabria. Che non è, come è noto, “a Statuto Speciale”, ma è tuttavia terra nella quale molte cose speciali avvengono e si ipotizzano e non solo, come ritengono certi personaggi, la ‘ndrangheta ed altre schifezze, ma anche cose ottime, come la soppressata, la “’nduja” e vi si trovano ottime e care persone.

Così se in un palazzo, poniamo, di Cosenza un “estraneo” va e viene, nessun portinaio è tenuto a correre all’Anticorruzione a fare la sua brava relazione. Al più si spargeranno sussurri di corna e di altre più accettabili legami. Come, da che mondo è mondo, avviene in tutte le regioni “a pettegolezzo ordinario”. Tradizionalmente ad opera delle portiere. Ma, oggi, con ben altri strumenti di pubblicità.

Queste considerazioni, che qualcuno troverà un po’ bislacche e, magari, poco rispettose delle autonomie garantite alla Costituzione, mi venivano suggerite da fatti e consuetudini di cui pare si parli molto a Cosenza, senza che si possano definire pettegolezzi. Solo menti distorte, spiriti deviati e una buona dose di tempo da perdere possono infatti sottolineare la frequenza assidua di un personaggio in un Palazzo pubblico o privato che sia. Che c’è da ridere se, ad esempio, un signore occhialuto con aria un po’ svagata si reca tutti i giorni in un edificio in cui esistono antichi archivi, se, poi, magari si viene a sapere che è uno storico, un erudito che va a compulsare documenti più o meno antichi?

Non parliamo poi dei Palazzi di Giustizia, dove, a parte i magistrati e gli avvocati, tanta gente è costretta a recarsi fin troppo spesso ed inutilmente, senza che sia lecito e sensato lambiccarsi il cervello e cercare di lambiccare quello altrui sui motivi di tale frequenza. Questo perché a Cosenza, in Calabria, non c’è (spero che non ci sia) la legge siciliana anticorruzione che affida ai portieri la custodia oltre che dei beni materiali, anche della limpidezza dei rapporti tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni. Meno male. Perché altrimenti la frequenza assidua in giornate qualsiasi ed in occasioni speciali di un autorevole personaggio, impreziosito dal laticlavio, il sen. Nicola Morra nei locali del Palazzo di Giustizia, avrebbe dovuto essere oggetto di un circostanziato (si fa per dire) rapporto di uno o più portinai dei vari turni.

Che, poi, se la gente ed i giornali si ricorderanno di quella disposizione di autonoma legge (dove c’è) che sembra fatta per fornire argomento di una novella di Vitaliano Brancati redivivo, al marchio infamante di “inquisito”, “indagato”, “raggiunto” da un avviso di garanzia, si finirà per aggiungere quello di “segnalato dal portiere”. Con tanti guai e vessazioni cui siamo un po’ tutti alle prese, andarsi a preoccupare della ipotetica estensione alla Calabria e ad altre Regioni “normali” dell’elevazione ad “atto dovuto” del pettegolezzo dei portieri (con tutto rispetto della categoria) può sembrare eccessivamente pessimistico e, magari, un po’ pretestuoso.

Ma, proprio perché vittime tutti di tali ipotetiche vessazioni pettegolesche, crediamo di poter segnalare un’altra possibile vittima, padre coscritto come Nicola Morra (che si candida per reiterare la sua esperienza senatoriale). Ne approfittiamo per raccomandare a lui ed ai suoi sodali Cinquestelluti di guardarsi bene da facili entusiasmi per una ulteriore legge anticorruzione che, magari, affidi la custodia della nostra onestà al colpo d’occhio dei portieri. Legge che ho il sospetto (ognuno è preda dei suoi sospetti) si confaccia al pensiero del suo partito.

E, poiché siamo in periodo festivo, ricordiamoci di dare una buona mancia al portiere. Non si sa mai.

Mauro Mellini

P.S. A parte il ruolo dei portinai e l’istituzionalizzazione dei loro pettegolezzi e magari della rilevanza, in una giustizia del sospetto, dei relativi rapporti istituzionalizzati o no, non sarebbe del tutto fuor di luogo, almeno in attuazione del principio della “par condicio” preelettorale, quantizzare i tempi di permanenza dei candidati negli Uffici Giudiziari. “Par condicio visitatorem”. Che ve ne pare?

Venerdi 23 Febbraio ore 15,00, Hotel Royal Cosenza, incontro candidati Forza Italia

Venerdi 23 Febbraio ore 15,00, Hotel Royal Cosenza, Via delle Medaglie D’Oro nr. 1, incontro con i candidati On.Roberto Occhiuto, sen. Paolo Naccarato, On. Jole Santelli, Dott.ssa Fulvia Caligiuri. Introduce i lavori Dott. Vincenzo Granata Presidente Commissione Ambiente Comune di Cosenza, Relaziona l’Avv. Maximiliano Granata, interviene il Sindaco della Citta’ di Cosenza Arch. Mario Occhiuto .

Il presidente dell’Associazione Legalità Democratica, Avv. Maximiliano Granata, sostiene che bisogna sostenere alcune proposte di legge che devono tutelare gli amministratori locali . Dalla depenalizzazione dell’abuso d’ufficio alla proposta di modifica della legge Severino . Non siamo giustizialisti, noi siamo garantisti e vogliamo creare le premesse per il rilancio dell’economia e dello sviluppo dei territori .

MA COSENZA NON E’ IN SICILIA

Il caso Cosenza diventa sempre di piu’ caso nazionale, Mauro Mellini, il noto giurista nazionale, parla della città di Cosenza del ruolo del portiere dei palazzi e delle frequentazioni assidue del Sen. Nicola Morra nei locali del palazzo di Giustizia di Cosenza .

MA COSENZA NON E’ IN SICILIA

La Sicilia, si sa, è Regione Autonoma “a Statuto Speciale”. Tra le sue “specialità” c’è quella di ripetere, rifare con altre parole le leggi dello Stato. Lo Stato ha una “legge anticorruzione”, che non è rappresentata dagli articoli del Codice Penale, ma da norme “in positivo”, quelle che dovrebbero garantire e difendere l’onestà di tutti quanti, con espedienti vari, a cominciare, naturalmente dall’istituzione di una apposita “autorità” con garanti, vice garanti, consulenti ordinari e speciali. Ma anche con trovate che, almeno garantiscono, se non altro, l’umorismo. La Regione Siciliana ha una legge anticorruzione “autonoma” in fatto di umorismo.
Quando anni fa fu approvata quella legge ricordo che, lì per lì, riuscì a farmi fare una bella risata. Uno o più articoli stabiliscono che i portieri dei Palazzi in cui sono siti uffici pubblici, debbono segnalare, non so se alla “Authority” apposita, ai Carabinieri, alla stampa o alle comari del quartiere “l’ingiustificata frequenza di persone non addette ai lavori” negli uffici siti nel Palazzo.
Ma alla risata subentrò l’allarme, il fastidio, la preoccupazione. Ricordavo e ricordo bene quando, sotto il regime fascista, i portieri erano tenuti a “riferire” alle “Autorità di Pubblica Sicurezza” i pettegolezzi del palazzo. C’era anche un “Capo fabbricato” non so però se solo ai fini di una ipotetica “difesa antiaerea”. Roba, insomma che sarebbe stato meglio dimenticare.
Non so se altre Regioni oltre la Sicilia e, magari qualche altra “a Statuto Speciale”, abbiano redatto la loro analoga brava legge anticorruzione. E se, di conseguenza, si debbano guardare con altrettanto timore reverenziale (cioè con diffidenza) i portieri dei palazzi della Campania, del Lazio, della Lombardia, della Sardegna. E della Calabria. Che non è, come è noto, “a Statuto Speciale”, ma è tuttavia terra nella quale molte cose speciali avvengono e si ipotizzano e non solo, come ritengono certi personaggi, la ‘ndrangheta ed altre schifezze, ma anche cose ottime, come la soppressata, la “’nduja” e vi si trovano ottime e care persone.
Così se in un palazzo, poniamo, di Cosenza un “estraneo” va e viene, nessun portinaio è tenuto a correre all’Anticorruzione a fare la sua brava relazione. Al più si spargeranno sussurri di corna e di altre più accettabili legami. Come, da che mondo è mondo, avviene in tutte le regioni “a pettegolezzo ordinario”. Tradizionalmente ad opera delle portiere. Ma, oggi, con ben altri strumenti di pubblicità.
Queste considerazioni, che qualcuno troverà un po’ bislacche e, magari, poco rispettose delle autonomie garantite alla Costituzione, mi venivano suggerite da fatti e consuetudini di cui pare si parli molto a Cosenza, senza che si possano definire pettegolezzi. Solo menti distorte, spiriti deviati e una buona dose di tempo da perdere possono infatti sottolineare la frequenza assidua di un personaggio in un Palazzo pubblico o privato che sia. Che c’è da ridere se, ad esempio, un signore occhialuto con aria un po’ svagata si reca tutti i giorni in un edificio in cui esistono antichi archivi, se, poi, magari si viene a sapere che è uno storico, un erudito che va a compulsare documenti più o meno antichi?
Non parliamo poi dei Palazzi di Giustizia, dove, a parte i magistrati e gli avvocati, tanta gente è costretta a recarsi fin troppo spesso ed inutilmente, senza che sia lecito e sensato lambiccarsi il cervello e cercare di lambiccare quello altrui sui motivi di tale frequenza.
Questo perché a Cosenza, in Calabria, non c’è (spero che non ci sia) la legge siciliana anticorruzione che affida ai portieri la custodia oltre che dei beni materiali, anche della limpidezza dei rapporti tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni. Meno male. Perché altrimenti la frequenza assidua in giornate qualsiasi ed in occasioni speciali di un autorevole personaggio, impreziosito dal laticlavio, il sen. Nicola Morra nei locali del Palazzo di Giustizia, avrebbe dovuto essere oggetto di un circostanziato (si fa per dire) rapporto di uno o più portinai dei vari turni.
Che, poi, se la gente ed i giornali si ricorderanno di quella disposizione di autonoma legge (dove c’è) che sembra fatta per fornire argomento di una novella di Vitaliano Brancati redivivo, al marchio infamante di “inquisito”, “indagato”, “raggiunto” da un avviso di garanzia, si finirà per aggiungere quello di “segnalato dal portiere”.
Con tanti guai e vessazioni cui siamo un po’ tutti alle prese, andarsi a preoccupare della ipotetica estensione alla Calabria e ad altre Regioni “normali” dell’elevazione ad “atto dovuto” del pettegolezzo dei portieri (con tutto rispetto della categoria) può sembrare eccessivamente pessimistico e, magari, un po’ pretestuoso.
Ma, proprio perché vittime tutti di tali ipotetiche vessazioni pettegolesche, crediamo di poter segnalare un’altra possibile vittima, padre coscritto come Nicola Morra (che si candida per reiterare la sua esperienza senatoriale). Ne approfittiamo per raccomandare a lui ed ai suoi sodali Cinquestelluti di guardarsi bene da facili entusiasmi per una ulteriore legge anticorruzione che, magari, affidi la custodia della nostra onestà al colpo d’occhio dei portieri. Legge che ho il sospetto (ognuno è preda dei suoi sospetti) si confaccia al pensiero del suo partito.
E, poiché siamo in periodo festivo, ricordiamoci di dare una buona mancia al portiere. Non si sa mai.

Mauro Mellini
04.01.2018

P.S. A parte il ruolo dei portinai e l’istituzionalizzazione dei loro pettegolezzi e magari della rilevanza, in una giustizia del sospetto, dei relativi rapporti istituzionalizzati o no, non sarebbe del tutto fuor di luogo, almeno in attuazione del principio della “par condicio” preelettorale, quantizzare i tempi di permanenza dei candidati negli Uffici Giudiziari. “Par condicio visitatorem”. Che ve ne pare?