Pesante dichiarazione di Mario Occhiuto agli avversari: Giustizialismo becero, che augura a tutti manette e arresti .

Mario occhiuto

C’è una nuova “sinistra” che si dà da fare in città. La definirei la “sinistra dell’odio”, movimentista e populista. Senza ideali, se non quelli di odiare gli avversari. Che non si fa scrupoli ad allearsi con “sette” di esaltati, con vecchi arnesi della politica che hanno saccheggiato il territorio, con i 5stelle che adesso sono contemporaneamente al governo e all’opposizione.

È quella che fa i cortei e le manifestazioni a favore delle macchine, del traffico veicolare all’interno della città. Contraria alle zone a traffico limitato (ZTL) e all’estensione del verde e dei parchi urbani. Contraria alla realizzazione di nuove aree pedonali, di piste ciclabili. Contraria al tram e ai sistemi di trasporto pubblico e di mobilità sostenibile.

È quella che critica le nuove opere pubbliche solo perché le facciamo noi, che detesta le demolizioni che invece fanno parte del processo di trasformazione della città contemporanea. A cui non piacciono le feste di città e gli eventi.

È quella a favore dei cassonetti stradali e contro la differenziata porta a porta. A favore delle discariche e contro il riciclo dei materiali.

È quella dell’assistenzialismo e del giustizialismo più becero, che augura a tutti “manette” e arresti. Che utilizza delinquenti del web per intimidire e condizionare le istituzioni, e per offendere, diffamare, denigrare gli avversari. E che poi si reca ogni giorno in procura per denunciarli, nella speranza di farli fuori utilizzando la magistratura e gli altri organi dello Stato.

Se prevalessero questi signori, la nostra città e la nostra regione farebbero un altro disastroso passo indietro. Non possiamo permettercelo. Contro l’odio e le offese mettiamo in campo le nostre armi più potenti: la buona volontà e la determinazione, la pazienza, l’amore e la passione per il territorio, la comprensione reciproca e l’unità di intenti.

MAGISTRATI: IN ATTESA DELLA CATASTROFE

Mauro Mellini

Che fa il Partito dei Magistrati?

Il caos del mondo politico e delle strutture governative è tale che, magari, qualcuno ha l’impressione che esso si sia ritirato e messo da parte, spaventato più che stimolato dalla prospettiva di conquistare il potere, gli altri poteri dello Stato.

Non credo che ciò sia vero. L’erosione del sistema di bilanciamento dei poteri e dei limiti che quello giudiziario deve osservare è costante e insistente. Ed ogni tanto qualche palese baggianata, qualche piede in fallo messo nel muoversi in tale direzione si manifesta in modo clamoroso e grottesco. Basti pensare alla contestazione del “sequestro di persona per mancata accoglienza” del Procuratore di Agrigento, divenuto per l’occasione Procuratore di tutti i mari e di tutti i porti.

E’ vero, piuttosto, che anche il P.d.M.  è in crisi, è senza guida e va brancolando alla ricerca di obiettivi. Che non gli mancano perché sempre e ovunque cerca potere e tende a debordare per procurarsene quanto non gli spetta in ogni occasione e direzione.

C’è poi il fatto che, a seguito della clamorosa contestazione che la stessa Cassazione ha fatto delle vicende di Nino Di Matteo, dell’affare Saguto, di quello di Sicindustria, la Sicilia e Palermo fino a poco fa capitale di Togalandia sembrano divenute sede meno tranquille per l’estremismo politico-giudiziario, già compromesso fortemente in Sicilia dai capitomboli non solo politici di Ingroia, che in una alleanza del P.d.M. con i 5 Stelle sembrava essere divenuto il profeta ed il maestro.

L’epicentro delle velleità (se di velleità si tratta) di “occupare la politica” da parte dei magistrati “lottatori” è ora indiscutibilmente la Calabria.

Ed in Calabria è Gratteri con il suo variegato passato di rapporti speciali con la politica (Ministro della Giustizia in pectore di Renzi, respinto da Napolitano etc. etc.) pare abbia scelto di muoversi sul piede di casa. C’è chi in Calabria dà per sicuro la sua candidatura a Presidente della Regione per le prossime elezioni.

Non so quanto vi sia di vero e di probabile in una così specifica affermazione. Certo è che Gratteri sta diventando primatista di presenze in convegni, dibattiti, cerimonie ed esibizioni varie, al punto da mettere in pericolo il primato del “Cittadino di Cento Città”, Di Matteo.

Una domanda si impone: con chi dovrebbe scendere in campo il Procuratore oramai distratto da altri miraggi? L’idea che un magistrato non ha bisogno di scegliersi un partito è tramontata già con l’ineffabile Ingroia.

Che lo vogliano con loro i 5 Stelle è probabile, anche se da quella parte le cose sono sempre meno certe di quanto possano apparire. E, poi, questo segnerebbe un altro passo, localmente definitivo, della frattura con la Lega. Senza la quale non c’è toga che potrebbe colmare il deficit, questa volta, di voti.

Ma quanti in Calabria si rendono conto del pericolo di una tale candidatura, è ben che facciano conoscere il loro NO secco ed insuperabile senza attendere l’ultimo momento, in cui lo sgomento del dir no ad una toga così fortemente sventolata al vento della politica potrebbe superare ogni ragionevolezza.

Intanto c’è il diffondersi e consolidarsi della tendenza a sottoporre l’attività amministrativa ad una sorta di sindacato di merito da parte della giustizia, di quella penale (e delle Procure) soprattutto facendo di ogni errore di procedura un “abuso”. Si potrebbe dire che i Magistrati, quelli “lottatori”, del “Partito”, abusando soprattutto del reato di abuso d’ufficio si attribuiscano una partecipazione al potere esecutivo. E, quel che è più grave, tale potere non è “correttivo”, di incidenza sulla repressione del mal fatto, ma è realizzato con la diffusione generale di un timore su ciò che potrebbe pensarne la Procura. Paura dell’incidente giudiziario, cioè, invece che della legge penale.

E paura anche del più clamoroso degli errori di Procure e Gip. Nessuno vuole rischiare arresti e provvedimenti cautelari, anche se così assurdi da essere certamente seguiti da clamorose (mai abbastanza) assoluzioni e revoche.

C’è in atto una politica da intimidazione che è l’esatto opposto delle funzioni della Giustizia in un Paese libero.

Avvisi di cosiddetta garanzia, arresti, sospensioni cautelari. A volte non si va oltre. Ma, ai fini di una politica di generale intimidazione e di imposizione del potere della “Magistratura partito” anche un avviso di garanzia il più sgangherato destinato a finire in una archiviazione a breve termine (il che è sempre difficile) sono un mezzo di intimidazione, fanno sì che qualcuno, magari un vero galantuomo sia portato a dire “Ma chi me lo fa fare?”. Non tutti possono permettersi di reagire come Salvini di fronte alla cantonata di Patronaggio.

E questa capacità di intimidazione nei confronti anche e soprattutto delle persone dabbene diventa una “ragione” per guardarsi le spalle prendendosi in Giunta un magistrato, che sia di garanzia e di protezione agli altri.

Cosa che, poi, magari non funziona affatto.

Insomma, mentre il Partito dei Magistrati perde colpi ed occasioni per le sue maggiori ambizioni, si consolidano e si fanno più insolenti i suoi espedienti, le sue violenze locali, i suoi abusi quotidiani.

Si parla di molti guai. Non si parla abbastanza di questi che non sono dei minori e, francamente, sono i più sporchi.

Mauro Mellini

Mauro Mellini: Il senatore a cui si riferisce è Nicola Morra ?

Mauro Mellini

Mauro Mellini: Il senatore a cui si riferisce è Nicola Morra ?

Alcuni passi di un articolo di Mauro Mellini del 01.10.2018

UN’ALTRA ALLEANZA IN FRANTUMI: QUELLA TRA 5 S. E MAGISTRATI

In una importante Città del Sud, che vanta tradizioni di cultura ed ha visto suoi cittadini onorare importanti ruoli politici, c’è, ad esempio un Senatore del partito grillino che quando non è impegnato a Roma a scaldare il suo seggio a Palazzo Madama, “è di casa” al locale Palazzo di Giustizia, a mendicare attenzione per le sue delazioni contro ogni altro “politico” della Città ed a suggerire inconcepibili (ma talvolta concepibilissime) baggianate pseudo giudiziarie.
Questo signore, apprendo ora, sta facendo carriera. Ed è il classico Cinquestelluto così come lo vuole il peggio del Partito dei Magistrati, secondo lo schema di un partito “antipolitico” in funzione di tirapiedi di una magistratura prevaricatrice e neoforcaiola.

Occhiuto risponde ai 5S: Invocano l’intervento della magistratura anche per riaprire una strada .

Mario Occhiuto

Il Sindaco continua per la sua strada, rispondendo ai 5S e agli altri che criticano le ztl decise di recente . In questa città c’è chi invoca l’intervento della magistratura persino per riaprire una strada, chiusa per realizzare un’opera pubblica relativa a un parco urbano e a un sistema di trasporto pubblico. In questa città c’è ancora chi fa cortei a favore del traffico veicolare e contro la realizzazione di un parco e di sistema di mobilità sostenibile. In questa città ci sono quelli che contestano tutto e dicono di voler cambiare il mondo, ma vogliono cambiarlo in macchina non a piedi .

Mario Occhiuto: Iacchite “arma di diffamazione di massa” senza che, di fatto, nessuno risponda per quanto vi viene pubblicato.

Tribunale di Cosenza

Costretto a lavorare per anni sotto una persecuzione mediatica.

In Calabria è stato messo in piedi un vero e proprio sistema eversivo legato al mondo dell’informazione, al centro del quale si trova il sito web “www.iacchite.com” che viene utilizzato, probabilmente in sinergia con l’attività di alcuni parlamentari, per screditare tutte le istituzioni locali e le articolazioni territoriali dello Stato;
– l’attività del sito web “www.iacchite.com” è molto spesso fondata su articoli basati su notizie false o addirittura veicolo essi stessi di falsità, che, oltre a creare un evidente danno alla reputazione delle proprie vittime, delegittimano tutte le istituzioni, generando movimenti di opinione basati su convinzioni errate. Tale attività è peraltro svolta in palese violazione del principio deontologico secondo cui i giornalisti hanno “il dovere di promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori”;
-che bersaglio privilegiato del sito web “www.iacchite.com” sono in modo particolare il Comune di Cosenza e il suo Sindaco -che ha già ottenuto l’emissione di diverse sentenze di condanna per diffamazione nei confronti del responsabile di www.iacchite.com- nonché i magistrati in servizio presso la Procura della Repubblica e la Sezione Penale del Tribunale di Cosenza;
-che nei giorni in cui si stava formando il Governo attualmente in carica, articoli pubblicati da “www.iacchite.com” ipotizzavano possibili conseguenze negative per il Sindaco di Cosenza, se l’on. Alfonso Bonafede fosse diventato, come poi è stato, Ministro della Giustizia, e il sen. Nicola Morra avesse assunto la carica di Sottosegretario allo stesso Dicastero, di fatto millantando contatti e un rapporto privilegiato tra questi esponenti del MSS e la testata;
-che nei mesi scorsi, diversi articoli pubblicati dal sito web “www.iacchite.com” hanno annunciato imminenti ispezioni nelle procure calabresi, e dopo qualche giorno sono arrivate, puntuali, interrogazioni parlamentari di esponenti del M5S che chiedevano al Ministro competente proprio la disposizione di tali ispezioni;
-che allo stesso modo, dopo che “www.iacchite.com” in alcune occasioni ha anticipato la messa in campo di attività del Ministero dei Beni Culturali, dirigenti del medesimo Dicastero si sono mossi sulla falsariga di quanto annunciato dal sito web;
-che il complesso di queste attività portate avanti da “www.iacchite.com“, oltre a ledere l’onorabilità dei soggetti coinvolti, produce l’esercizio di pressioni improprie sulle istituzioni, ed in particolare sul Comune di Cosenza e sulla magistratura cosentina;
-che, addirittura, il predetto sito web ha sponsorizzato le recenti assidue frequentazioni del Sen. Nicola Morra, quasi quotidianamente presente presso gli uffici della Procura della Repubblica di Cosenza, con tale Giuseppe Cirò, soggetto già denunciato per gravi irregolarità in danno del Comune di Cosenza e del Sindaco di quella città;
-che, come risulta da altra fonte di informazione in rete, il Sen. Nicola Morra starebbe trasformando il predetto Cirò in un falso “collaboratore di giustizia”, fomentando lo spirito di vendetta di quest’ultimo per istigarlo a calunniose e false delazioni nei confronti dei suoi avversari politici, ed in particolare contro il Sindaco di Cosenza ed i suoi stretti collaboratori, nonché contro magistrati in servizio presso la Procura della Repubblica di Cosenza, così intralciando e condizionando l’attività della magistratura inquirente;
-che il sito web “www.iacchite.com“, nato nel settembre del 2015 come supporto telematico del giornale cartaceo “Cosenza Sport”, col quale di fatto non ha nulla a che fare, è gestito dal giornalista Gabriele Carchidi e da Michele Santagata, che nel corso del tempo hanno accumulato diverse decine di denunce e molte condanne, finanche per stalking digitale, ed il primo ha subito anche la sospensione dall’ordine dei giornalisti della Lombardia, per gravissime mancanze deontologiche;
-che, nonostante ciò, l’impressione che si è radicata è che “www.iacchite.com” sia una sorta di “arma di diffamazione di massa”, che opera al di fuori di ogni regola, di natura tanto civilistica quanto penale, e senza che, di fatto, nessuno risponda per quanto vi viene pubblicato;
-che la predetta condotta illecita risulta ancora in atto, proseguendo, i predetti soggetti, impunemente, nella perpetrazione di gravi reati, quali quelli di stalking, rivelazione di segreti d’ufficio e oltraggio a corpo giudiziario, senza che la Procura della Repubblica di Cosenza e quella di Salerno (competente per i reati in danno dei magistrati del distretto della Corte di Appello di Catanzaro) riescano ad adottare le doverose misure cautelari atte ad evitare la reiterazione dei reati ;
tanto premesso, si chiede:
– se siano a conoscenza dei fatti riportati e se, in caso contrario ritengano di dover disporre quanto necessario per appurarne la veridicità;
– se credano che un tale sistema eversivo possa portare avanti la propria attività diffamatoria impunemente;
– quali iniziative intendano adottare per verificare la indisturbata prosecuzione della anzidetta attività delittuosa e per cogliere;
– se ritengano che dietro a quanto sta accadendo in Calabria vi sia un preciso disegno volto a screditare, e forse a porre sotto ricatto, diretto o indiretto, le istituzioni elette dal popolo sovrano, e la magistratura con il grave ed irresponsabile coinvolgimento di esponenti politici ed addirittura di parlamentari;
– quali iniziative intendano adottare per tutelare il lavoro dei magistrati in servizio presso la Procura della Repubblica ed il Tribunale Penale di Cosenza, e per evitare i condizionamenti e gli intralci orditi dal sen. Nicola Morra;
– quali misure, quindi, intendano mettere in campo per ristabilire una volta per tutte le legalità e impedire che le istituzioni di una intera Regione vengano sistematicamente vilipese da un sito web di informazione, strumentalizzato per fini pseudo politici;
– quali rapporti ci siano tra il sen. Nicola Morra, e i responsabili del sito www.iacchite.com, ed il Cirò Giuseppe;
– se sia conforme a quanto previsto dalla vigente normativa sulla stampa che un sito web che si occupa di cronaca e di politica, in modo particolare, sia collegato a una testata sportiva con cui non ha poi nulla a che fare, così mascherandosi dietro la bandiera della libertà di informazione, peraltro continuamente violata e mortificata

Dichiarazione di Mario Occhiuto dalla pagina FB

Non si cava il sangue dalle rape e ……

Mauro Mellini

Non si cava il sangue dalle rape e ……

Non si cava il sangue dalle rape. Ma qualche volta esse stillano veleno.

In nome dell’antipolitica i cinquestelle hanno conquistato ruoli politici e di potere.

Ma anziché tentare di creare una politica nuova, di cui sempre parlano, alla prova dei fatti essi  hanno sfoderato ridicole pretese, tali che sembra rappresentino le ragioni di quelli del bar dello sport ,dove tutti sono commissari tecnici della Nazionale e sfoderano la loro brava ricetta per vincere facilmente tutte le partite e i campionati del mondo. E, quel che è peggio, dalle rape stilla abbondante il veleno.

Ciò, piu’ che nelle questioni di governo del paese può notarsi  nella quotidianità delle amministrazioni locali, in cui il pettegolezzo si sostituisce alle ragioni e ai ragionamenti e gli epigoni del “Vaffa” di Grillo, sempre più si accostano ai professionisti di maneggi, assecondandone e facendone proprie le diffamazioni sistematiche e le calunnie, che hanno tutte il sapore di essere lanciate su commissione di assai interessati mandanti. E ciò è sotto gli occhi di tutti.

C’è una tendenza, dunque, dell’antipolitica a trasformarsi in malapolitica, tale nei metodi, purtroppo, nei moventi, che sta rilevandosi in modo addirittura grottesco .

Cosi i cinquestelluti non solo si considerano i soli depositari della illibatezza e della  capacità di risolvere ogni problema, ma pretendono di applicare agli altri il principio della presunzione, anziché dell’innocenza, di colpevolezza e, magari, di colpevolezze fantasiose. Trovando una sponda per tali loro farneticazioni in chi di tale assurdo principio ha fatto un comodo sostitutivo delle fatiche della propria professione, oppure di chi ha trovato,  sguazzandoci dentro, il modo di campare aggredendo nei modi  e per i motivi più assurdi quanti costituiscono un ostacolo ai poco chiari o addirittura chiarissimi disonesti affari dei loro mandanti o clienti.

Dall’antipolitica, dunque, ad una grottesca e contorta malapolitica, con una evoluzione, in talune città, la cui rapidità è assai allarmante ed, al contempo, tale da rendere il fenomeno assai facilmente rilevabile.

Non vi sono, di fronte a tali constatazioni da opporre questioni di alleanze, di prudenza per non ledere legami, magari “grottescamente” contrattuali  per non alterare equilibri e schieramenti.

Se è concepibile stare con le rape e dalle parte delle rape, è sempre inammissibile e sconcio l’autolesionismo del rassegnarsi a gustarne il veleno che, a quanto pare, esse non sanno far altro che distillare. Ed è delittuoso tollerare che lo diffondano propinandolo a tutti i cittadini .

Mauro Mellini

 22.08.2018

Legalità Democratica: Nella città di Roma avrebbero chiesto la demolizione del Colosseo.

Maximiliano Granata

Legalità Democratica: Nella città di Roma avrebbero chiesto la demolizione del Colosseo. Solidarietà e vicinanza al Sindaco della città di Cosenza Mario Occhiuto .

Di Mario Occhiuto ho da aggiungere che, se non avessi verso di lui altri motivi di stima e di considerazione, mi basterebbe il fatto che contro di lui si scatena la rabbia idrofoba di soggetti e strumenti mediatici del genere per tributargli la mia stima e la mia solidarietà.

Vi è di piu’, a questo si aggiungono alcune dichiarazioni di esponenti politici del movimento Cinquestelle sull’archeologia delle procedure amministrative .

A Roma avrebbero chiesto l’arresto di Giulio Cesare e la demolizione del Colosseo.

Non appartiene alla nostra cultura giuridica e politica  l’efficacia di “lotta”, capacità di danneggiare il “nemico”, anche a costo di non risparmiare gli innocenti e i loro diritti “. Nel movimento Cinquestelle appartengono varie anime comprese quelle che  non appartengono al giustizialismo di un noto senatore cosentino, notoriamente vicino alle posizioni del magistrato leader della corrente autonomia e indipendenza .

Non si puo’ istituzionalizzare il pettegolezzo e dare rilevanza ad una giustizia del sospetto, attraverso l’uso di giornali online, ampiamente conosciuti in città e che vengono utilizzati per aprire inchieste giudiziarie ed avviare indagini.
Ritengo invece che i parlamentari eletti in Calabria, su questi fatti, dovrebbero intervenire attraverso i canali istituzionali .

Il Presidente

Associazione Legalità Democratica

Avv. Maximiliano Granata

12.08.2018

Depurazione : Solo procurato allarme .

Vincenzo Granata

Depurazione: Il Sign. Domenico Miceli e un deputato,  solo procurato allarme.

Il Sign. Miceli consigliere comunale, accompagnato da un deputato, si erge a conoscitore delle problematiche relative alla depurazione nell’ambito dei comuni di Cosenza e Rende. Il sindaco di Rende e di Cosenza, non hanno bisogno di alcuna difesa rispetto a queste problematiche, i fatti sono noti ed evidenti .  Non si capisce con quali competenze e a quale titolo il sign. Miceli parla , rilevato che se non si procede all’ammodernamento delle strutture fognario- depurative della Calabria ogni singolo comune incorrerà nell’irrogazione di una sanzione pecuniaria da parte dell’ Unione Europea che potrà arrivare fino ad Euro 700.000 al mese, con elevato  pericolo di dissesto finanziario degli Enti Locali. L’impianto di depurazione è sotto l’egida della Procura della Repubblica, e la gestione rientra nell’ esclusiva competenza  dell’autorità giudiziaria  – anche per questo non si comprende quale siano le competenze del signor Miceli , per formulare tali dichiarazioni farneticanti in merito alla gestione della depurazione , provocando procurato allarme per pericoli inesistenti, art. 658 codice penale . Purtroppo oramai la politica è scaduta  e ci si muove con l’arma dell’ignoranza, l’ignoranza della conoscenza delle norme  che non si sa mai fino a dove puo’ portare .Una  ignoranza degna di esser fatta oggetto dell’ironia se non proprio del dileggio è  che sta producendo, nell’area urbana, una sciagurata evoluzione (dunque anche in questo caso c’è poco da ridere) dell’ordinamento giuridico (se è ancora degno di questo nome) del nostro povero comprensorio .

 

Il Presidente

Commissione Ambiente

Comune di Cosenza

Vincenzo Granata

 

Cosenza 24/07/2018

Granata(Legalità Democratica)-Inchiesta affare stadio Roma: parlare di “associazione a delinquere” è, a dir poco, erroneo e allarmante.

Maximiliano Granata e Mauro Mellini

Condivido pienamente le tesi sostenute dall’ Avv. Mauro Mellini, già componente del Consiglio Superiore della Magistratura .

” E veniamo al fatto del giorno. La brutta piega che sta prendendo per la sindachetta Virginia Raggi l’affare dello stadio della Roma. Vi sono  indubbiamente aspetti nuovi della questione che ancor più evidenziano la sciagurata pochezza della maggioranza capitolina e la sua inadeguatezza ad affrontare il caos stagionato e tenace dell’amministrazione della Capitale.  Ma, intanto, una cosa vorrei sottolineare. Il fatto, di una gravità che non sfugge a nessuno per la valutazione dell’essenza del Movimento di Casaleggio (quello che avrebbe “imposto alla poverina di nominare Luca Lanzalone…). Ma, ancora una volta, la chiave di un avvenimento che potrebbe avere conseguenze incalcolabili sulla situazione politica è nelle mani dei magistrati.

Non starò a ripetere la litania, tale finita per diventare per l’uso ipocrito e strumentale, che ne fanno quelli che meno ne avrebbero il diritto: “aspettiamo di vedere come realmente stanno le cose”. Una cosa mi pare certa. La magistratura ancora una volta è “andata giù” sembrando decisa a “gonfiare il caso”.

Non conosco gli atti (ovviamente) né sono nel pieno di una mia attività professionale e scientifica che mi autorizzi a dispensare lezioni di diritto anche in questo rigoglio di asinità, ma, ad esempio, la contestazione della “associazione a delinquere” alle persone coinvolte (e a quelle coinvolgibili) dell’affare dello stadio risponde più a una convinzione politica di fondo che a una chiara visione della norma penale. Proprio perché è relativa “all’affare stadio”. Non basta che sussista una pur vasta e ben intrecciata concorrenza di reati plurimi (di corruzione). Per aversi “associazione a delinquere” occorre che il vincolo associativo, l’“affectio societatis” siano relativi a una serie indeterminata di reati. Se questi sono tutti “strumentali” per un affare specifico con la Pubblica amministrazione, parlare di “associazione a delinquere” è, a dir poco, erroneo e allarmante.

Di tutta la vicenda e in particolare della posizione della Raggi, estranea ai reati, ma non agli aspetti squalificanti dell’imbroglio, il fatto più grave è proprio la giustificazione che la poveretta ha addotto: “Me lo hanno imposto”. È la logica della politica, della cattiva politica. Benedetto Croce scriveva che l’uomo politico “onesto” è quello che fa buona politica e buona amministrazione e governa bene. Non rifarò il discorso del “partito degli onesti”. Ma aggiungerò che la cultura “telematica”, la negazione della necessità delle professionalità della politica e della Pubblica amministrazione, mentre sono espressioni di cattiva (e ipocrita) politica, sono fornite di disonestà, di corruzione. Detto tutto questo non posso certamente farmi delle illusioni. Spero che gli altri possano vedere qualcosa di meglio. E sappiano farlo.

E intanto aggiungo alle considerazioni di Giuliano Ferrara e a quelle su quanto da lui sostenuto, dei giudizi sulle parti politiche per il loro essere e per il loro fare, che assai facilmente ci si trova di fronte a panorami non diversi e a dover emettere giudizi non diversi. In parola povere, anzi poverissime, ogni limone alla fine dà il succo che ha in sé oppure: non si cava il sangue dalle rape.”

Il Presidente

Associazione Legalità Democratica

Avv.  Maximiliano Granata

Sulla dichiarazione di Laura Ferrara, interviene Maximiliano Granata Legalità Democratica .

Maximiliano Granata e Mauro Mellini

Sulla dichiarazione di Laura Ferrara esponente del movimento cinquestelle, interviene Maximiliano Granata Legalità Democratica .

Successivamente alla dichiarazione di Laura Ferrara esponente del movimento Cinquestelle, sugli appalti spezzatino a Cosenza, mi preme fare alcune considerazioni sui  principi fondamentali delle garanzie costituzionali, della civiltà del processo penale, che non possono essere aggirati e calpestati .

Il Tribunale del Riesame con un provvedimento che rischia di avere un effetto boomerang sull’inchiesta, si è espresso annullando le misure interdittive a carico di Pecoraro, Bartucci e Amendola, ritenendo che gran parte dei capi d’imputazione che li riguardano non superino la soglia dei gravi indizi di colpevolezza . Un comune destino che dovrebbe accomunare i casi di abuso d’ufficio .

In merito alle dichiarazioni dell’Eurodeputato Laura Ferrara, dove addirittura individuerebbe responsabilità politiche, sugli appalti spezzatino a Cosenza, mi preme fare alcune considerazioni di carattere giuridico sui temi che l’associazione Legalità Democratica, sta portando avanti in tutta Italia con convegni aperti al confronto di avvocati ed esperti di diritto .

I principi fondamentali delle garanzie costituzionali, della civiltà del processo penale sono stati “aggirati” con una costante interpretazione riduttiva degli effetti: calpestati e sostituiti con il mito dell’efficacia. Efficacia di “lotta”, capacità di danneggiare il “ nemico “, anche a costo di non risparmiare gli innocenti e i loro diritti .

Al principio di “legalità” che implica che nessun fatto sia punibile se non in forza di una legge preesistente che chiaramente la definisca come reato, che cioè contiene in sé il principio della chiarezza, è puntualmente violato con la creazione di fattispecie “aperte”, “apparenti”, grossolanamente ed inconcludentemente abborracciate. Ciò implica ed impone di per sé l’arbitrarietà del magistero penale.

 Al principio di legalità si sostituisce quello di “prevenzione” :  meglio intervenire prima che il reato sia commesso . Contro chi? Contro chi è capace di commetterlo. Come si valuta tale capacità ? Con l’indizio, l’indizio è “sufficiente”, che non significa niente, che prevale sulla prova. Ed in via “cautelare” si “punisce” l’indizio e, per quel che riguarda le misure dichiaratamente di prevenzione, subito si colpisce l’indizio dell’indizio.

Come abbiamo la cucina “ alla romana”, “ alla siciliana”, “alla genovese”, “ alla napoletana”, abbiamo sedi giudiziarie in cui i magistrati hanno un “modus operandi in cui la custodia cautelare è più clamorosamente incauta, cosi come nella cucina calabrese abbonda l’uso del peperoncino ( che, almeno, non puo’ dirsi abuso) .

Non c’è bisogno di andar lontano. A Cosenza, che sta salendo nella graduatoria delle città in cui più fiero imperversa  l’uso alternativo della giustizia, la giustizia è cucinata in una salsa in cui primeggia la contestazione dell’abuso d’ufficio, reato con una fattispecie di delicata struttura, ma che certamente non comporta la criminalizzazione di ogni violazione di legge nell’attività amministrativa. Ed invece, in questa eversione del sistema costituzionale attraverso le forzature di quello penale, anche qui si pretende che ogni violazione di norme procedurali da parte di pubblici funzionari, sia “abuso”. Il che è una solenne e pericolosa sciocchezza. Abuso si ha solo quando l’atto, oltre che violatore di leggi e regolamenti, abbia finalità in sé illecite completamente estranee a quelle della pubblica amministrazione.

E cosi, l’aggravante della “ finalità patrimoniale” non va confuso con un qualsiasi effetto incidente in qualche modo su situazioni patrimoniali.

C’è poi la scoperta di misure cautelari altrove inconsuete o assai meno applicate. A Cosenza è venuta di moda l’interdizione cautelare dalle pubbliche funzioni, concepita ( e graduata) con una pena accessoria anticipata, senza alcuna, o con scarsa, connessione, con il reale contesto, e con le esigenze processuali .

Significativa ne è l’irrogazione “ facile” statisticamente assai piu’ frequente che altrove, ma anche per tempi piu’ lunghi .

Penso, e non riesco a riderci sopra, che qui ed ora a Cosenza frank Sinatra sarebbe “interdetto per anni uno” dalla professione di cantante e di attore .

Nel frattempo giunge a sollazzarmi un sonetto di Gioacchino Belli del 3 Dicembre 1832

Dal titolo certe condanne

Sai c’arispose lui? “Via, nun è ggnente:
Tratanto er fijjo tuo vadi in galerra,
Ch’è ssempre in tempo a uscí cquanno è innoscente„.

D’altronde Belli è Belli e facilmente se ne accettano le ragioni .

“In dubio pro reo “

Il Presidente

Associazione Legalità Democratica

Avv. Maximiliano Granata

16.05.2018