Maximiliano Granata “Legalità Democratica” e il partito degli astensionisti

“In Calabria da quello che emerge dalle prime indicazioni dei nomi che saranno candidati per le prossime elezioni per il rinnovo del parlamento, non possiamo che constatare un quadro desolante che mortifica il territorio e gli amministratori .

Non ci resta che costituire il partito degli astensionisti .

L’avvicinarsi della scadenza per il deposito di liste, candidature e simboli per le prossime elezioni ha fatto venir fuori, come funghi dopo la pioggia di fine estate, nuove formazioni (chiamiamole così) con sigle strane, con stranissime denominazioni e simboli, che sembrano la marca del cibo per i gatti.
Formule vuote ed insulse, nelle quali l’unico elemento di verità è l’accuratezza nell’evitare la parola partito.
Infatti non sono “partiti”, espressione di una parte della pubblica opinione. Gli unici che si definiscono un partito sono quelli del P.D., “Partito Democratico”, che sono meno partito e meno democratici degli altri.
E’ finita l’epoca dei partiti “ideologici” e dei partiti in genere. Ed è finita l’epoca dello scimmiottamento delle “primarie” americane, utilizzate da noi sempre come una mezza truffa.
E’ finita pure l’epoca della “selezione telematica” dei candidati della premiata ditta “Grillo, Casaleggio e Compagni”.
Nei simboli elettorali non figura più il marchio dell’imbecillità, l’indicazione del candidato Presidente del Consiglio, esilarante, sempre, ma soprattutto nei simboli di piccolissima formazione: “Cianchettini Presidente”, “Ingroia Presidente”.
La disavventura di quest’ultimo credo sia stata determinante nel far eliminare, se non altro per motivi scaramantici, quella idiozia.
E’ accaduto e sta accadendo un singolare fenomeno. I vari partiti (si fa per dire, chiamateli come vi pare: consorterie, congreghe, società anonime, confraternite, clientele) hanno cercato di farsi una legge elettorale su loro misura ed a loro profitto. Né è venuto fuori un pasticcio della malora, che una percentuale di non meno del 97% degli Italiani non sa come funziona e non meno del 95% non lo saprà nemmeno dopo aver votato.
Una legge a misura dei partiti (che non c’erano e non ci sono). Che ha già ottenuto l’inverso di quel proposito che l’ha ispirata: ha fatto nascere “partiti” (che però non ci sono e non ci saranno) a misura della legge. Pasticcio crea pasticcio.
E’ ancora presto per fare un quadro completo delle candidature più o meno fasulle, più o meno velleitarie.
Intanto pare che possano darsi per certo quelle di almeno tre ex magistrati: Grasso, Ingroia e (udite! udite!) Di Pietro che la nuova legge elettorale ha sottratto ad un tempestivo pensionamento. Lui non avrebbe voluto, ma pare che (chi mai?) lo abbiano costretto a candidarsi “come indipendente” (che nel pasticcio in vigore non si sa che significa).
Ma, in fatto di magistrati, non finisce qui. Si candideranno altri che, diversamente dai tre sullodati, sono in servizio (si fa per dire: sono quelli che sono già da tempo in campagna elettorale).
E’ improbabile che Di Matteo non cerchi di mettere a frutto la sua collezione di cittadinanze onorarie, frutto della cosiddetta condanna (a morte) con una bella candidatura. Ma ha da fare con la pagliacciata del processo sulla Trattativa. Punta, quindi a fare direttamente il ministro. Ha già dichiarato che lui non si spreca per un piatto, anche se ben condito, di lenticchie.
E, poi, ci saranno le candidature per le elezioni regionali. Si scrive sui giornali della candidatura alla Presidenza della super regione Lombardia, ma assai di più si parla in Calabria di una candidatura togata. Naturalmente antimafia. E un via vai di magistrati in visita pastorale prepara il terreno ad un Collega.
Ci sarebbe da parlare di incompatibilità.
Ma è argomento fuori moda. Adesso si parla di “impresentabilità”, neologismo metagiuridico caro a Rosy Bindi. Però sappiamo che le sue liste di (alcuni degli) “impresentabili” le tira fuori a presentazione avvenuta, anzi, alla vigilia del voto.
Pasticcio crea pasticcio. E pasticcioni per tendenza e mestiere creano grossi pasticci. Ridicoli e pericolosi.
Ci abbiamo fatto l’abitudine”. Lo afferma Maximiliano Granata, presidente dell’associazione “Legalità Democratica”.

Convegno su Giustizia e giustizialismo a Messina. Prossimo incontro a Catania .

Per una Giustizia Giusta si è già tenuto  nel mese di Settembre 2017 un convegno a Roma, nel mese di Novembre 2017 un convegno a Cosenza. Il manifesto nazionale è “ Questa Giustizia può colpire anche te”.

Seguendo questa linea si è tenuto Sabato 20 gennaio alle ore 15, al Palacultura di Messina in viale Boccetta presso la Sala Palumbo,  un convegno dal tema “Giustizia – Questa Giustizia puo’ colpire anche te”. Nel corso di questa importante iniziativa, sono stati trattati argomenti, sul giustizialismo e garantismo.

Uno dei  relatori l’avvocato Maximiliano Granata ha sottolineato che : “Negli ultimi anni abbiamo evidenziato quelle che erano anche le tesi del presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Eugenio Albamonte, che spiegava come spesso alcuni Pm diventino dei ‘pavoni’ con la spettacolarizzazione dei processi; sottolineava anche che c’è un sistema dove sulla base solo di indizi si sequestrano patrimoni e si tende a buttare fango su persone attraverso un uso errato dei media, nonostante poi, nella maggior parte dei casi, queste inchieste si concludono già al tribunale del Riesame e nella fase delle indagini preliminari o al massimo in primo grado . I lavori sono stati coordinati dall’imprenditore Francesco Bongiovanni e sono intervenuti l’ Avv. Mauro Mellini già componente del Consiglio Superiore della Magistratura, l’Avv. Giuseppe Lipera, l’Avv. Baldassare Lauria, il Dr. Gaetano Immè storico e scrittore, Gianfranco Pensavalli giornalista, gli imprenditori Massimo Niceta e Pietro Cavallotti  e l’Ing. Carmelo Cascio presidente Associazione Solidarietà e Legalità .

Alla fine della manifestazione di Messina gli amici di Catania si renderanno promotori di un altro convegno dove individueremo le proposte da portare avanti per la crescita del nostro movimento.

L’ Avv. Maximiliano Granata invia una lettera al Procuratore Generale Lupacchini

L’Avv. Maximiliano Granata Presidente dell’Associazione Legalità Democratica, ha inviato una lettera al Procuratore Generale della Corte d’Appello di Catanzaro Dr. Otello Lupacchini evidenziando l’arbitrarietà del magistero penale nel distretto di Catanzaro .

Nel suo insediamento, lei invoca il rispetto della Legalità e i suoi principi. Le vorrei ricordare questo principio implica che nessun fatto sia punibile se non in forza di una legge preesistente che chiaramente la definisca come reato, che cioè contiene in sè il principio della chiarezza, è puntualmente violato con la creazione di fattispecie “aperte”, “apparenti”, grossolanamente ed inconcludentemente abborracciate. Cio’ implica ed impone di per se l’arbitrarietà del magistero penale .Le leggi, le nuove leggi, spesso vengono “invocate” dai giudici a sostegno degli abusi di fatto che alcune giurisdizioni praticano già per i loro disegni e “strategie” di lotta . Nel suo distretto da parte di alcuni pubblici ministeri esiste l’ignoranza . L’ignoranza non va confusa con il disorientamento: l’ignoranza, crassa ed arrogante di certi magistrati, capace di sfidare il ridicolo che le si addice è tutt’altro che ” disorientata”. Ha un orientamento preciso ed univoco: quello della dilatazione del potere della giurisdizione da essi esercitata, attraverso una ” Interpretazione” che tale non è, perchè si traduce “nell’ignorare” la legge stessa . A breve l’associazione Legalità Democratica le invierà uno studio sulle baggianate giudiziarie poste in essere da alcuni pubblici ministeri che evidenziano l’ignoranza arma letale del partito dei magistrati .

Il Presidente
Associazione Legalità Democratica
Avv.  Maximiliano Granata

Cosenza 09.01.2018

Il Presidente dell’ANM Albamonte dovrebbe leggere l’opuscolo di Mauro Mellini sul caso Cosenza .

Legalità Democratica: Consiglio al Presidente dell’ANM la lettura dell’opuscolo di Mauro Mellini sullo stato della Giustizia in Calabria .

Giorno 09 Gennaio 2018, ore 11,00 Cosenza, Ridotto del Teatro Rendano, si  terrà un  incontro dibattito tra Dr. Eugenio Albamonte Presidente Associazione Nazionale Magistrati e l’ Avv. Beniamino Migliucci Presidente Unione Camere Penali Italiane .

Nelle sue dichiarazioni a Siena al congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati  Il Presidente Eugenio Albamonte – che ha invitato i magistrati ad «evitare di ‘confondere le indagini con le guerre sante, secondo l’insegnamento di Giovanni Falcone» – ha toccato poi un’altra nota dolente, quella del calo della fiducia dei cittadini nella magistratura. In base a uno studio recente dal 2010 ad oggi è calata del 12% e adesso «solo il 38% dei cittadini ripone un elevato grado di fiducia» nei giudici. A questo si è arrivato anche per la lentezza dei processi, e per «l’ingovernabile domanda di giustizia» che sale dai cittadini. Non fa bene nemmeno il clima di «turbolenza» che a volte caratterizza i rapporti «tra giustizia, politica e informazione». E i media «talvolta per mancanza di preparazione, più spesso per strategie comunicative e di marketing alimentano la distorsione e cavalcano la protesta sociale» contro certe decisioni dei giudici. Come quelle sui temi eticamente più sensibili come il fine vita e la stepchild adoption. Terreni questi sui quali la politica continua a latitare “nell’inerzia” caricando i giudici di un «ruolo di supplenza».

Si avverte un rischio di carrierismo delle toghe e una totale sfiducia nel ruolo dei pubblici ministeri in Calabria, più che nel resto del paese .

La procura cosentina è stata oggetto dell’attenzione del noto giurista Mauro Mellini, già componente del Consiglio Superiore della Magistratura , con la pubblicazione del Caso Cosenza con gli articoli L’ignoranza Arma Letale del partito dei magistrati, Ieri ed oggi: Il Tribunale della “Monnezza”,  “Indiziato” di essere l’Amministratore unico,  Magistratura Penale Invasiva: Cosenza , Ma Cosenza non è in Sicilia .

Pertanto vorrei consigliare al Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, prima di iniziare il suo intervento, la lettura dell’opuscolo di Mauro Mellini sullo stato della giustizia in Calabria .

 

Il Presidente

Associazione Legalità Democratica

Avv. Maximiliano Granata

 

06.01.2018

MA COSENZA NON E’ IN SICILIA

Il caso Cosenza diventa sempre di piu’ caso nazionale, Mauro Mellini, il noto giurista nazionale, parla della città di Cosenza del ruolo del portiere dei palazzi e delle frequentazioni assidue del Sen. Nicola Morra nei locali del palazzo di Giustizia di Cosenza .

MA COSENZA NON E’ IN SICILIA

La Sicilia, si sa, è Regione Autonoma “a Statuto Speciale”. Tra le sue “specialità” c’è quella di ripetere, rifare con altre parole le leggi dello Stato. Lo Stato ha una “legge anticorruzione”, che non è rappresentata dagli articoli del Codice Penale, ma da norme “in positivo”, quelle che dovrebbero garantire e difendere l’onestà di tutti quanti, con espedienti vari, a cominciare, naturalmente dall’istituzione di una apposita “autorità” con garanti, vice garanti, consulenti ordinari e speciali. Ma anche con trovate che, almeno garantiscono, se non altro, l’umorismo. La Regione Siciliana ha una legge anticorruzione “autonoma” in fatto di umorismo.
Quando anni fa fu approvata quella legge ricordo che, lì per lì, riuscì a farmi fare una bella risata. Uno o più articoli stabiliscono che i portieri dei Palazzi in cui sono siti uffici pubblici, debbono segnalare, non so se alla “Authority” apposita, ai Carabinieri, alla stampa o alle comari del quartiere “l’ingiustificata frequenza di persone non addette ai lavori” negli uffici siti nel Palazzo.
Ma alla risata subentrò l’allarme, il fastidio, la preoccupazione. Ricordavo e ricordo bene quando, sotto il regime fascista, i portieri erano tenuti a “riferire” alle “Autorità di Pubblica Sicurezza” i pettegolezzi del palazzo. C’era anche un “Capo fabbricato” non so però se solo ai fini di una ipotetica “difesa antiaerea”. Roba, insomma che sarebbe stato meglio dimenticare.
Non so se altre Regioni oltre la Sicilia e, magari qualche altra “a Statuto Speciale”, abbiano redatto la loro analoga brava legge anticorruzione. E se, di conseguenza, si debbano guardare con altrettanto timore reverenziale (cioè con diffidenza) i portieri dei palazzi della Campania, del Lazio, della Lombardia, della Sardegna. E della Calabria. Che non è, come è noto, “a Statuto Speciale”, ma è tuttavia terra nella quale molte cose speciali avvengono e si ipotizzano e non solo, come ritengono certi personaggi, la ‘ndrangheta ed altre schifezze, ma anche cose ottime, come la soppressata, la “’nduja” e vi si trovano ottime e care persone.
Così se in un palazzo, poniamo, di Cosenza un “estraneo” va e viene, nessun portinaio è tenuto a correre all’Anticorruzione a fare la sua brava relazione. Al più si spargeranno sussurri di corna e di altre più accettabili legami. Come, da che mondo è mondo, avviene in tutte le regioni “a pettegolezzo ordinario”. Tradizionalmente ad opera delle portiere. Ma, oggi, con ben altri strumenti di pubblicità.
Queste considerazioni, che qualcuno troverà un po’ bislacche e, magari, poco rispettose delle autonomie garantite alla Costituzione, mi venivano suggerite da fatti e consuetudini di cui pare si parli molto a Cosenza, senza che si possano definire pettegolezzi. Solo menti distorte, spiriti deviati e una buona dose di tempo da perdere possono infatti sottolineare la frequenza assidua di un personaggio in un Palazzo pubblico o privato che sia. Che c’è da ridere se, ad esempio, un signore occhialuto con aria un po’ svagata si reca tutti i giorni in un edificio in cui esistono antichi archivi, se, poi, magari si viene a sapere che è uno storico, un erudito che va a compulsare documenti più o meno antichi?
Non parliamo poi dei Palazzi di Giustizia, dove, a parte i magistrati e gli avvocati, tanta gente è costretta a recarsi fin troppo spesso ed inutilmente, senza che sia lecito e sensato lambiccarsi il cervello e cercare di lambiccare quello altrui sui motivi di tale frequenza.
Questo perché a Cosenza, in Calabria, non c’è (spero che non ci sia) la legge siciliana anticorruzione che affida ai portieri la custodia oltre che dei beni materiali, anche della limpidezza dei rapporti tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni. Meno male. Perché altrimenti la frequenza assidua in giornate qualsiasi ed in occasioni speciali di un autorevole personaggio, impreziosito dal laticlavio, il sen. Nicola Morra nei locali del Palazzo di Giustizia, avrebbe dovuto essere oggetto di un circostanziato (si fa per dire) rapporto di uno o più portinai dei vari turni.
Che, poi, se la gente ed i giornali si ricorderanno di quella disposizione di autonoma legge (dove c’è) che sembra fatta per fornire argomento di una novella di Vitaliano Brancati redivivo, al marchio infamante di “inquisito”, “indagato”, “raggiunto” da un avviso di garanzia, si finirà per aggiungere quello di “segnalato dal portiere”.
Con tanti guai e vessazioni cui siamo un po’ tutti alle prese, andarsi a preoccupare della ipotetica estensione alla Calabria e ad altre Regioni “normali” dell’elevazione ad “atto dovuto” del pettegolezzo dei portieri (con tutto rispetto della categoria) può sembrare eccessivamente pessimistico e, magari, un po’ pretestuoso.
Ma, proprio perché vittime tutti di tali ipotetiche vessazioni pettegolesche, crediamo di poter segnalare un’altra possibile vittima, padre coscritto come Nicola Morra (che si candida per reiterare la sua esperienza senatoriale). Ne approfittiamo per raccomandare a lui ed ai suoi sodali Cinquestelluti di guardarsi bene da facili entusiasmi per una ulteriore legge anticorruzione che, magari, affidi la custodia della nostra onestà al colpo d’occhio dei portieri. Legge che ho il sospetto (ognuno è preda dei suoi sospetti) si confaccia al pensiero del suo partito.
E, poiché siamo in periodo festivo, ricordiamoci di dare una buona mancia al portiere. Non si sa mai.

Mauro Mellini
04.01.2018

P.S. A parte il ruolo dei portinai e l’istituzionalizzazione dei loro pettegolezzi e magari della rilevanza, in una giustizia del sospetto, dei relativi rapporti istituzionalizzati o no, non sarebbe del tutto fuor di luogo, almeno in attuazione del principio della “par condicio” preelettorale, quantizzare i tempi di permanenza dei candidati negli Uffici Giudiziari. “Par condicio visitatorem”. Che ve ne pare?